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Cucci: "Mr. Sarri non è più che Che Guevara. Se De Laurentiis ci sta, Koulibaly potrebbe..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Cucci: Mr. Sarri non è più che Che Guevara. Se De Laurentiis ci sta, Koulibaly potrebbe...

Le parole del noto giornalista: "Sarri è abile, già juventino anche nel superare i quesiti difficili: qualche giocatore napoletano gli ha dato del traditore?".


Maurizio Sarri dice di non sapere cos’è lo stile Juventus. Ma lo interpreta perfettamente. La Juventus è anche un habitus. Intellettuale prima che formale. La brillante compostezza di chi può. Sarri è stato ottimo indossatore. In entrambe le situazioni. Aldilà del completo elegante con il Jj sul taschino della giacca e cravatta su camicia bianca - abbigliamento previsto anche contrattualmente, nudità esclusa - volto rasato di fresco, linguaggio corretto se non aulico. Un bell’italiano toscaneggiante. E con sorriso permanente e un “ ciao” verso i giornalisti noti o ignoti, anche quando gli si è ricordato il suo tradimento. 


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Un altro Sarri, un altro uomo, prima che tecnico: già juventino nell’affermazione di una Ferocia con la quale perseguire l’agognata Vittoria europea, confermando al tempo stesso la volontà di rispettare la Grande Bellezza che ha offerto a Napoli. Senza vincere. Ideologia e Filosofia non cambiano - modulo 4-3-3 a parte - anche se cambia l’habitus. A Torino vuol divertirsi e divertire. Convincere e vincere. Non è peccato. Non c’è contrasto fra le due volontà. “Spero comunque di restare quel che sono”. Maurizio Sarri, non Che Guevara. E la borsa - dopo l’altalena guardiolesca - in ripresa.


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Sarri è abile, già juventino anche nel superare i quesiti difficili: qualche giocatore napoletano gli ha dato del traditore? Fa la sua parte, nel suo territorio, fra la sua gente ( ma in privato, complimenti). Come dire che lui è pronto a fare altrettanto, mutatis mutandis. Visto che la Juve che ha sognato di battere fin da bambino lo ha voluto fortissimamente. I cori razziali dello Stadium contro i napoletani? È ora di smetterla col razzismo, dovunque, in Italia come in Europa. E De Laurentiis? Un grazie immenso al presidente che gli ha fatto allenare la squadra del cuore. E Allegri? Sarebbe bello vincere quello che ha vinto lui. In Italia. La Champions? La vogliamo, anche se è di difficoltà mostruosa. 

Poi il calcio giocato, finalmente. A partire dall’elogio per gli allenatori avversari: Conte, Ancelotti e Fonseca, ovviamente, ma un bell’applauso a Giampaolo e De Zerbi. Ci siamo. La citazione specifica annuncia la rivoluzione. Pericolosa. Coraggiosa. Scelta. Decisa. C’è chi può e chi non può: la Juve può. Andrea Agnelli s’è lasciato convincere dai media: Sarri è il migliore. E l’ha preso. Chiacchiere e tifosi negativi a parte. Un Agnelli ci ha già provato tre volte, in mezzo secolo, Heriberto, Carniglia e Maifredi, è andata male. Trapattoni e Lippi nel loro tempo, con il loro stile, anche tecnico, ci sono riusciti: il Trap tutte le Coppe, Marcello una Champiins indiscussa. E un Mondiale tutto suo. Bianconero.

Sarri deve imitare loro, non Conte e Allegri, otto...banalissimi scudetti. Il modulo è adattabile (lo ha fatto anche a Napoli) ma il mix di bel gioco e vittoria comincia da “ quei tre”. Se lo fa, è una bella scommessa: Ronaldo, Higuaìn, Dybala (2 e mezzo). A centrocampo Pjanic, Bernardeschi, Ramsey. E là dove nasceva la forza antica? Chiellini, Bonucci, Hysaj e...se ADL ci sta, Koulibaly. Il miglior traditore possibile. 

Italo Cucci


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