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Cruz: "A Napoli l'allenatore credeva fossi matto. Il primo anno feci sette reti"

André Cruz ha vestito sia la maglia del Napoli che quella del Milan. Il brasiliano ha ricordato anche la sua esperienza in Campania.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

28/03/2025 09:31 - Interviste
Cruz: A Napoli l'allenatore credeva fossi matto. Il primo anno feci sette reti
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Quella tra Napoli e Milan sarà una gara dal sapore particolare per André Cruz. Il brasiliano ha vestito entrambe le maglie. Arrivò nel Milan nell'estate del 1997 proprio dal Napoli (via Inter, che aveva inizialmente acquistato il suo cartellino, salvo poi scambiarlo con Francesco Moriero).

André Cruz ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di MilanNews.it: "Cosa faccio oggi? Lavoro nella politica anche se non mi definirei un politico. Ma ho un ruolo nella mia città, che è Santa Barbara do Oeste, al servizio del sindaco Rafael Piovezan. Mi occupo della segreteria dello sviluppo economico. Conosco Rafael da prima che divenisse sindaco. Parlavamo della nostra città e dei suoi problemi, raccontavo del mio vissuto in Europa. Una volta eletto sindaco, Rafael ha trovato in me una figura che avesse una riconoscibilità per la città, inoltre parlando diverse lingue e avendo vissuto altre esperienze al di fuori dal Brasile potevo essere utile per dare una mano. Ci ho pensato e mi son detto: 'perché no?' Del resto ho deciso di fermarmi qui ho famiglia e dei figli di 13 e 11 anni. Il maschio gioca a calcio".


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Gli stai insegnando a calciare le punizioni? "Certamente, tra l'altro ci sono sempre meno specialisti in questo gesto tecnico".

In effetti si segnano sempre meno reti su calcio piazzato. Come mai? "Io credo che ci siano due fattori principali: anzitutto non ci si allena più come prima. E in secondo luogo non si gioca più per strada, i bambini sono attratti da altre distrazioni come la Playstation. E poi con la criminalità che cresce è sempre più raro vedere qualcuno qui in Brasile giocare per strada".

Sei stato un grande specialista delle punizioni, come hai affinato questa tecnica? "Giocavo a calcio giorno e notte. Anche a casa tiravo il pallone contro il muro. E poi c'era un gioco che facevo da bambino e che era popolare in Brasile: 2 vanno in porta e due devono calciare, se mandi la palla sulla traversa e poi in rete prendevi 3 punti. Tenta oggi, tenta domani ho affinato la mia tecnica. Quando poi ho iniziato a giocare a calcio mi allenavo ogni giorno, mi fermavo anche dopo allenamento per calciare le punizioni. Ricordo a Napoli, l'allenatore (Gigi Simoni, ndr) mi guardava incredulo perché volevo proseguire anche dopo la sessione. Mi diceva: 'Sei matto?'. Al primo anno ho fatto 7 reti, la maggioranza su calcio piazzato".

Anche in Brasile il tema dei bambini che non giocano per strada è di moda. "E infatti la nazionale brasiliana è figlia dei tempi, non c'è più quella qualità che potevi vedere fino al 2010. Neymar è l'ultimo fuoriclasse che abbiamo".

Endrick non ti piace? "Buon giocatore, non al livello di Neymar e di Ronaldo, il Fenomeno".


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.

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