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Crosetti: "Impossibile che prima o poi nessun atleta di Serie A venga trovato positivo al Coronavirus"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Crosetti: Impossibile che prima o poi nessun atleta di Serie A venga trovato positivo al Coronavirus

Maurizio Crosetti, nel suo editoriale su Repubblica, ha messo in evidenza la decisione del calcio italiano di non fermarsi.


Maurizio Crosetti, giornalista, nel suo editoriale su Repubblica.it, ha commentato la decisione del calcio italiano di non fermarsi di fronte all'emergenza per il Coronavirus: "Mentre si dà l'assalto ai treni per fuggire dalle zone rosse, mentre malati e moribondi vengono spostati da un ospedale all'altro, da una regione all'altra perché mancano i posti in rianimazione, mentre ci si ammala sempre di più e sempre di più, purtroppo, si muore, la Serie A ricomincia a giocare come se niente fosse. Quello che potrebbe sembrare, e forse anche essere, un segnale di speranza e resistenza umana rischia di diventare un tremendo segno di irresponsabilità, di irrealtà. Anche se oggi le porte degli stadi resteranno chiuse, ugualmente si sposteranno centinaia di persone, non spettatori ma addetti alle partite, e per addetti intendiamo tutti, da Cristiano Ronaldo al magazziniere. Un movimento di massa che va esattamente nella direzione opposta rispetto alle direttive sanitarie mondiali".


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Poi aggiunge: "Nell'ultimo giorno in cui milioni di persone saranno in "libertà vigilata" prima che domani chiudano, insieme alla Lombardia, decine di province e comuni della nostra Italia terrorizzata e in gravissimo pericolo, un pallone allegramente rimbalza: mercoledì scorso, con il paese in piena angoscia da virus e gli ospedali già sull'orlo del collasso, in Serie B si è giocata Spezia-Pescara a porte aperte: massì, festeggiamo un bel gol e magari abbracciamoci tutti. Questo è assurdo, e non si vede come il campionato possa continuare. Il rappresentante dei calciatori, Damiano Tommasi stamattina con una lettera indirizzata ai vertici del pallone italiano ha chiesto di fermare tutto e il capo della Federcalcio, Gravina, ha detto che basterebbe anche un solo positivo per "non escludere niente". E' statisticamente impossibile che nessun atleta di serie A, com'è accaduto alla Pianese o allo stesso patron del Novara Calcio adesso, risulti prima o poi positivo al coronavirus. Altri sport più lucidi, più a contatto con la realtà o soltanto meno prigionieri di una logica commerciale che muove milioni di euro, hanno già deciso di fermarsi. Quasi certamente nelle prossime ore o nei prossimi giorni, anche il grande calcio seguirà la stessa strada. Non farlo espone anche a rischi collaterali che possono rivelarsi fatali: la gente che si ammassa nei bar e nei pub per guardare le partite, i tifosi scriteriati che vanno in pellegrinaggio ai centri di allenamento per esporre i loro striscioni, come hanno fatto alcuni ultras dell'Inter. Tutto questo va bloccato al più presto".


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"E non si vede come si possano disputare gli Europei - per di più itineranti - a giugno e luglio in un'Europa che rischia di essere blindata per mesi, e non è meno drammatico l'allarme per le Olimpiadi di Tokyo (24 luglio/9 agosto), con una massa gigantesca di atleti, dirigenti e tecnici alle prese con decine di competizioni di avvicinamento, necessarie alle qualificazioni, quasi del tutto impossibili da svolgere. Il Cio continua a smentire, per la verità con sempre minor convinzione, e il comitato organizzatore ipotizza slittamenti dei Giochi in autunno o in inverno. Mentre prosegue la triste conta dei morti è l'ora che lo sport, tutto, specialmente il più ricco, capisca che si può fare meno di lui per qualche tempo. E che non farlo metterà a rischio la vita di tantissima gente".

 

 


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