Coronavirus, Cannavaro: "Mio figlio studia a Londra. L'ho fatto rientrare a Napoli e vi spiego perchè"

L'ex calciatore del Napoli, Fabio Cannavaro, ha parlato alla Gazzetta dello Sport soffermandosi sul Coronavirus.
Fabio Cannavaro, ex calciatore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport, soffermandosi, tra le altre cose, sui controlli a cui vengono sottoposti quanti tornano in Cina dall'Europa, visto che l’emergenza sanitaria lì è stata praticamente debellata, mentre da noi è in piena evoluzione. In Cina sono quasi riusciti a frenare i contagi, una notizia sicuramente positiva anche per chi vive nel nostro Paese: "Questo deve essere il messaggio positivo per noi italiani e per il resto del mondo. Si può debellare questo male ma serve severità e una grande organizzazione".
Fabio Cannavaro ha poi aggiunto: "Quello cinese è un grande popolo che dobbiamo ammirare. Un miliardo e mezzo di persone hanno capito come dovevano comportarsi per salvarsi. Non era facile affrontare un mostro del genere, perché non c’erano precedenti. È prevalso il senso della comunità, i valori fondamentali della vita. A costo di sacrifici. La lezione è chiara al mondo. Ancora in molti non l’hanno capito. In Italia l’abbiamo recepita meglio di tutti. Siamo sulla strada giusta. Il comportamento della maggioranza è positivo. Anche se ancora qualcuno fa fatica a capire. Mio papà tende a non comprendere che deve cambiare abitudini per il bene suo e della famiglia. Lui deve comprarsi le sigarette dal tabaccaio per farsi quattro chiacchiere sotto casa con gli amici. Gli ho fatto capire che così rischia il contagio e poi di portarlo a casa a mamma. Non ci si deve proprio muovere dalla propria abitazione, per venirne fuori da questa situazione. Fa bene il governatore della Campania De Luca a essere severo. Mio figlio sta studiando a Londra. Ho preferito farlo rientrare a Napoli: mi fido di più del nostro sistema sanitario rispetto a quello inglese. Dobbiamo capire però che servono, serviranno, purtroppo, tanti posti di terapia intensiva. E se con i comportamenti non stiamo attenti, rischiamo un domani di costringere i nostri medici in prima linea a dover scegliere chi salvare. Questo dobbiamo averlo ben chiaro per evitarlo, ragazzi. Non parliamo poi della Uefa, davvero deludente. Nel comportamento, nella capacità di guardare oltre gli affari. E speriamo che il loro notevole ritardo nel prendere decisioni inevitabili, per evidenza, non comporti ulteriori contagi".







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