Corbo: "Sarri aspettava solo una chiamata: De Laurentiis è stato poco umile"

Antonio Corbo ha parlato anche di Spalletti: "Nell'Inter si è smarrito in un labirinto tra Icardi, Wanda Nara e Perisic".
Luciano Spalletti, dopo il tweet di Aurelio De Laurentiis, può essere considerato a tutti gli effetti il nuovo allenatore del Napoli. Ne ha parlato Antonio Corbo nel suo editoriale per Repubblica: "Luciano Spalletti non è il primo allenatore d’Italia. Se lo pensa, è un suo diritto. Ma è la migliore scelta possibile per il Napoli in rapporto alle crisi del tempo. Almeno tre da valutare. C’è un club che non riesce a pagare lo stipendio a chi vince lo scudetto. C’è un Napoli che non conta incassi e sponsor persi per il Covid. C’è un presidente che ha credito con le banche, ma sente la responsabilità di aver trasferito interessi e figli dal cinema al calcio, dividendoli tra Napoli e Bari. I risultati tecnici e finanziari sono peggiori in serie C che in A. De Laurentiis non può che prendere Spalletti in una visione prudente del futuro. Alla decisione arriva logorato dal pessimo rapporto con Gattuso, che sperava di conquistare da solo la Champions, respingendo per un intero girone ogni tentativo di disgelo. Fino a sbattere sul Verona senza un minimo di protezione della società su un percorso minato da Var e dall’insospettabile furore degli avversari".
"De Laurentiis - si legge - non ha più il coraggio per scommettere su un tecnico da scoprire, come gli riuscì nel 2015 con Sarri, l’uomo di un fantastico triennio. Ma non ha neanche incoscienza di inseguire Conte o Allegri, che chiedono squadre attrezzate e ingaggi tra 8 ai 13 milioni, né un progetto per sradicare Gasperini da Bergamo, né l’umiltà per telefonare a Sarri, che aspettava con ansia uno squillo suo o del suo amico Cristiano Giuntoli, il direttore che lo propose l’altra volta. Più che i nomi, De Laurentiis legge i cartellini del costo. Spalletti si colloca in una seconda fascia con i 3 milioni scarsi. Ne vale di più se ritrova la voglia di vincere in una misurata recita del ruolo. Se non eccede in protagonismo, è tecnico di sicura qualità tattica, di severa preparazione, di buon passato fino alle due curve pericolose che lo mandarono fuori pista. Le nastroteche Rai e Sky conservano le lunghe orazioni ai tempi di Roma e Inter. Forte del suo eloquio forbito, servito in un sontuoso accento toscano, quasi amasse ascoltarsi, Luciano Spalletti è uscito suo malgrado dalla Roma con il rancore di Totti e nell’Inter si è smarrito in un labirinto tra Icardi, Wanda Nara e Perisic, senza mai sedare i tumulti dello spogliatoio portato poi da Conte al titolo italiano".






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