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Corbo: "Il Napoli vince, ma c'è un po' di amaro. Sarri, perchè lo hai tenuto in campo?"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Corbo: Il Napoli vince, ma c'è un po' di amaro. Sarri, perchè lo hai tenuto in campo?

Il Napoli, battendo il Torino di Sinisa Mihajlovic, si è portato, insieme alla Lazio, al terzo posto in classifica, ad appena un punto dalla Roma, ora seconda.


Il Napoli, battendo il Torino di Sinisa Mihajlovic, si è portato, insieme alla Lazio, al terzo posto in classifica, ad appena un punto dalla Roma, ora seconda. L'impresa degli azzurri è stata celebrata da Antonio Corbo che, nel suo editoriale per Repubblica, tuttavia, parla di "un po' amaro per i rimorsi, i dubbi, gli equivoci. Dopo l'infortunio di Milik, davvero il Napoli doveva disperarsi, inseguire un attaccante, chiunque fosse, magari Pavoletti? Nel primato dei gol (37 ieri, uno più della Juve) si nasconde una domanda. Perchè la squadra che segna più di tutte è a 8 punti dalla Juve? Nella cascata di elogi su Sarri sfugge un motivo: ha solo un punto meno della Roma, fa giocare la squadra meglio, ma come mai Spalletti passa come il rivale di Allegri, e lui no? Manca quasi mezzo campionato, c'è tempo per ribaltare favole e pregiudizi, ma il 5-3 di Napoli- Torino qualche risposta può darla. Si consuma per la Sarri- band una domenica di dissennata grandezza, di imbarazzante superiorità atletica, tecnica, tattica, di sfrontata allegria. La seconda con 5 gol segnati. Ma succede qualcosa di esaltante e allarmante insieme: come chi impazzisce al casinò, accumula manate di soldi, non si guarda più intorno e se ne fa portar via una parte dal disperato che accanto perde di brutto. Si stradomina la partita e si regalano tre gol? I primi due da Reina, il terzo con un fanciullesco rigore. Pari generosità l'ha avuta solo Mihajlovic verso il Napoli. Lo affronta con uno squinternato 4-3-3. Temendo la catena di sinistra, prova a bloccare Ghoulam. Avanza Zappacosta. Errore. Può riuscirvi un attaccante astuto, un mediano si fa prendere in velocità. Il Torino teme Jorginho, ma lo agevola: gli oppone lo smilzo e timido Valdifiori. Lascia poi fra le tre linee troppi spazi: li inonda il Napoli dilagando con la sua irresistibile velocità. Il Napoli trae profitto dal dinamismo di Zielinski, e da due talenti finalmente compresi. Mertens si rivela non un ripiego, non un falso 9, ma un attaccante dal famelico istinto, un border-collie piccolo ma aggressivo. Era in staffetta con Insigne. Sprecato. I due sono simili ma diversi. Mertens è accecato dall'ansia di tirare. Insigne ha invece altra dote: sterza e fa l'assist lungo in diagonale. Ci si accorge ora che sono complementari: anzi, che intravvede il prossimo modulo. Insigne gioca nella scia della prima punta, al centro, non più sulla fascia occupata da Ghoulam. E Callejon non arretra più ma va spesso in tandem con Mertens ad aspettare i diagonali di Insigne. Sarri lentamente ritorna al suo primo amore: difesa a 4, tre mediani, un rifinitore (ad Empoli Saponara, qui Insigne), due punte. Finchè non scoprono un antidoto alla nuova formula, avanti così. Deve riflettere anche il Napoli. Ha recuperato una condizione formidabile, dopo il calo atletico che lo inabissò al settimo posto: risale al terzo. Ma dopo un'ora prosegue la fase offensiva e chiude quella difensiva. Evidente lo squilibrio. Tardivo il primo cambio: Diawara per Jorginho dopo un'ora, quando era già uscito Valdifiori per Lukic, e si agitava Iaco Falque al posto di Baselli. Il Napoli sostituisce Zielinski fermato dai crampi con Allan, giusto; ma lascia in campo l'affannato Hamsik, andava costituito con Rog. Se non ora, quando?".


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