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Corbo: "Ferlaino avrebbe impegnato gli slip per vincere e credeva nel settore giovanile. ADL provvisorio"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Corbo: Ferlaino avrebbe impegnato gli slip per vincere e credeva nel settore giovanile. ADL provvisorio

Il noto giornalista di Repubblica, nel suo consueto editoriale, ha parlato del Napoli ricordando il secondo scudetto di cui ricorrerà a breve il trentennale.


Antonio Corbo, nel corso del suo editoriale per l'edizione odierna di Repubblica, ha fatto il punto sul Napoli e sul calcio italiano. Ecco quanto si legge: "Mercoledì per il Napoli saranno passati trent’anni dall’ultimo scudetto. Come corre il tempo. Per i giornalisti di Repubblica i ricordi sono ancora più marcati. La processione laica di tifosi scelse piazza dei Martiri per concludere un assordante viaggio tra i quartieri in festa, issava drappi azzurri con foto di Maradona da Forcella, ai Tribunali, a Rua Catalana, a Santa Lucia e Pallonetto, tutti i santuari del vecchio tifo. Un significativo omaggio alla redazione appena aperta, il 18 aprile, ed era evidente: in città anche la gente del calcio la sentiva già sua. Sembra ieri, ma quel secondo e finora ultimo scudetto appartiene ad un Napoli lontano. Non è cambiato solo uno stile di gestione da Ferlaino a De Laurentiis, passando per il temerario Corbelli, per Naldi autolesionista sognatore, per una bancarotta brutale come può essere il tonfo in C1. È cambiato il calcio in Europa. Solo per i tifosi vincere è un sogno senza data, età, epoca".


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Poi ha aggiunto: "Non è un caso: la Champions manca in Italia dal 2010 (Inter) e dal 2007 quando l’afferrò ad Atene il Milan, la società di A che ne ha vinte più di tutte, sette. Non è neanche una coincidenza se proprio Inter e Milan sono stati poi abbandonati come bolidi dai motori fusi. E da chi? Da Moratti e Berlusconi, due tra gli ultimi presidenti amati dai tifosi, ma affondati nel rosso dei bilanci. Il calcio è cambiato, ma non è finito. Proprio le milanesi riflettono il passaggio dalla passione al business. Dalla febbre di vincere alla ragione del profitto. In Europa sono 24 i club quotati in Borsa, la Juve la più forte in Italia, il Manchester United in Inghilterra dove la Premier è occupata quasi tutta da "Fondi di investimento" in parte americani, Elliot ci sta provando il Milan. La riforma del 1999 ha mandato al macero le "società senza fine di lucro", quelle che dovevano reinvestire gli utili. Il gol è un urlo, ma anche un affare. Il Napoli ha ripreso quota, è stabile nelle prime posizioni, presente nelle coppe europee. Ferlaino piaceva ai tifosi perché avrebbe impegnato anche gli slip per vincere, Maradona è stato il suo capolavoro, un geniale investimento produttivo: nel 1984 con 13,5 miliardi di lire al Barcellona portò il fatturato da 9 a 36, creando la squadra dei due scudetti. Non possono sfuggire altri dettagli: quel Napoli credeva nel settore giovanile, l’ingaggio di Mario Corso fantasista dell’Inter euromondiale accanto a Riccardo De Lella consentì al vivaio di produrre gratis pezzi pregiati. Ferrara, Raimondo Marino, Caffarelli, Ciro Muro, Celestini, Volpecina ed il portiere Di Fusco. Il Napoli dominava al Viareggio, con l’abilità del dirigente, Paolo Fino. Oggi si ricorda solo Peppe Santoro, ha pescato lui Insigne, ma è andato via. De Laurentiis interpreta il nuovo calcio: bilancio attivo, utili, stabilità ad alti livelli. Nel calcio porta la cultura d’impresa del cinema. Tutto è provvisorio, ma conta il botteghino. Le tv danno fiumi di danaro. Ad altri non basta. Qui la struttura è snella. I 25 dipendenti in cassa integrazione sono nulla in rapporto ai 250 di altre società".


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