"Con me hai chiuso", Mancini sulla Nazionale tra ricordi e futuro: "Promisi che avrei fatto pace con..."

Anche il CT ha parlato delle polemiche arbitrali: "L'Italia è un paese di polemici: tutti prima volevano il Var, ora tutti sono contro il Var".
Roberto Mancini, commissario tecnico dell'Italia, parla a margine del Social Football Summit, in programma a Roma oggi e domani, partendo dal passato e dalla Sampdoria con la quale ha scritto la storia: "Mantovani era avanti 50 anni rispetto al calcio. Quando andava male lasciava passare un mese e poi ti chiamava in sede a sorpresa e ti rimproverava. Social? Io non sono social. Però è molto utile. Io però non metterei la vita privata come fanno certi giocatori. Mi faccio molto aiutare. I like li metto io. Però non vedo bene e quindi magari sbaglio. Mihajlovic? Con grande piacere sembra stia andando molto bene. Tornare a casa è stupendo. Convocati? Mi piace darli sui social. Però non dialogo quasi mai. Sono troppi non riuscirei a stare dietro a tutti tutto il giorno col cellulare in mano. Twitter è interessante. Molte notizie ogni minuto. Facebook meno. Instagram è bello per le foto. L'utilizzo dei social è di chi sta intorno ai giocatori? Uno non si dovrebbe intromettere. Se scrivo qualcosa devo farlo io non altri".
SULL'ITALIA - "Un anno fa è stato difficile. Appena fuori dai mondiali la situazione generale era triste. Importante è stato rinnovare il più possibile, dare fiducia a ragazzi senza presenze in Serie A. Abbiamo avuto coraggio cercando la tecnica nei calciatori. Il mio merito è avere collaboratori che vengono dalle giovanili e che conoscevano i giovani. Io ho avuto coraggio come con Zaniolo, con Scamacca che fa fatica a giocare in B, con Kean e Tonali".
SULLE POLEMICHE - "L'Italia è un paese di polemici: tutti prima volevano il Var, ora tutti sono contro il Var. Siamo gli unici al mondo, ognuno pensa di avere la risposta giusta. Ma è anche il bello di noi italiani".
SULLE VITTORIE - "Non credo sia una casualità aver vinto tutto, ma la cosa importante è che abbiamo acquisito mentalità e che giochiamo bene. Gli stage? Non ne chiedo altri se no miglioriamo troppo...Si è creata un'atmosfera fantastica, non è facile quando hai così tanti giocatori di squadre diverse. Nessuno vuole andare a casa. Ai tempi nostri se non giocavamo chiedevamo di tornare a casa...".
I RICORDI - "Nel 1984 a New York non tornai proprio a letto. E Bearzot mi disse: 'Con me hai chiuso!'. Era l'ultima partita, non ero mai stato a New York con i grandi, c'erano Tardelli, Gentile. Sono rientrato alle 6.30, Bearzot mi fece un mazzo... L'errore fu non chiedere scusa. Per timidezza. Al mio posto chiamò Vialli in Messico '86. Il Mancini allenatore sarebbe andato d'accordo col Mancini allenatore. 19 anni fa stavo iniziando a fare l'allenatore: promisi che prima dei 60 anni avrei fatto pace con l'Azzurro facendo il ct. Per me è un sogno rappresentare l'Italia. A Italia '90 eravamo i più forti, mi sono ripromesso che da ct avrei vinto Mondiale ed Europeo".
SUL SORTEGGIO - "Per il mio 54esimo compleanno mi auguro un sorteggio senza Francia e Portogallo possibilmente. Ma sinceramente non mi preoccupo, anche perché giochiamo all'Olimpico".
SULLA ROSA - "Uno-due giocatori ballano, ma il gruppo è quello. Purtroppo qualcuno non ci sarà, mi spiace molto. 33/35 lo meriterebbero, ma non posso chiamarli tutti".
SU BALOTELLI - "Balotelli in Azzurro? Mancano ancora sei mesi…".







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