Cirillo: "Insigne-Raiola, ecco perché si ruppe l'incantesimo. Ibra in azzurro? Serviva coraggio"

Stefano Cirillo ha parlato della rottura del rapporto di collaborazione tra Mino Raiola e Lorenzo Insigne: "Il magnifico doveva recitare la parte di Donnarumma".
Stefano Cirillo, allenatore, è intervenuto ai microfoni della trasmissione radiofonica "I Tirapietre", condotta da Luca Cirillo, Donato Martucci e Francesco Capodanno, sulle frequenze di Radio Amore Campania: "Raiola e il Napoli? Il team Raiola ha avuto sempre difficoltà a lavorare con la società azzurra, sono due mentalità completamente opposte. Mino vuole costruire le operazioni, non a caso ha costruito il trasferimento di Donnarumma, che avrebbe voluto concludere due anni prima. Infatti il portiere a parer suo aveva perso due anni. Insigne avrebbe dovuto recitare il ruolo di Gigio, ma non era la stessa cosa".
Inoltre, il noto talent scout napoletano, ha aggiunto: "Il Napoli non è il Milan, Insigne non è Donnarumma e con De Laurentiis è difficile trattare. Raiola ha senso nel momento in cui decidi di cambiare la tua carriera. Non prese in procura Insigne per rinnovare il contratto, non aveva bisogno, là si è rotto l'incantesimo".
Ibrahimovic al Napoli? "Come ho detto in precedenza, con Mino bisogna creare l'operazione... lui era il più grande di tutti non solo nel trasferimento dei calciatori, ma anche perché aiutava i club a trovare i soldi per l'operazione stessa, un totem del calciomercato. De Laurentiis, in quel caso, avrebbe dovuto ascoltare un poco in più. Talvolta bisogna avere il coraggio di farle totalmente alcune scelte... non voglio dire altro". Ha concluso Stefano Cirillo ai microfoni de "I Tirapietre".








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