Ciriello: "Trovata l'agenda di Troisi, non quella di Borsellino. Massimo è il nostro Gadamer"

Marco Ciriello, giornalista e scrittore, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Amore Campania per ricordare l'attore e regista napoletano.
Marco Ciriello, scrittore, è intervenuto ai microfoni di Radio Amore Campania nel corso dello speciale "Nun ve scurdate 'e me" dedicato a Massimo Troisi a 30 anni dalla sua scomparsa. Queste le sue parole: "Confermo, sono il fondatore delle "brigate Troisi" (ride, ndr). Massimo disse "nun ve scurdate 'e me" dopo aver ultimato le riprese del film "Il postino"? Sì, così racconta chi era accanto a lui. E devo dire che in questi anni ci siamo ricordati pure troppo, ma nel verso sbagliato. Tutti i giorni ci sono persone che raccontano particolari della vita di Massimo, anche la sua agenda è venuta fuori e ormai è nota a tutti a differenza di quella di Paolo Borsellino che non riusciamo a ritrovare".
Poi ha aggiunto: "Spero che presto ritroveremo l'agenda di Borsellino, almeno sapremo più cose sull'Italia e meno sulla vita privata di Troisi. Comunque era impossibile dimenticare Massimo, anche se oggi si sono aggiunte persone che ne parlano in modo banale: credo che non basti ricordare, è molto più importante capire. In precedenza ho sbagliato a paragonare Troisi a Benedetto Croce e per questo vorrei alzare il tiro e dire che lui è il nostro Gadamer: lui ha scritto l'ermeneutica dell'amore. Massimo, così come Dante, è divisibile e adeguandosi ai tempi correnti la sua opera diventa riduttiva. Bisogna vedere i suoi film per intero. Il problema è che tutti guardano al pezzetto e non all'insieme. Se guardiamo tutta la sua proposta artistica ti rendi conto di quanto sia grande e complessa. La volta scorsa parlai della Ephron e di Woody Allen, di come Massimo analizzava il rapporto uomo donna".
Infine ha concluso: "Troisi va liberato dalle chiacchiere inutili. È andato via come uomo, ma possiamo incontralo sempre come regista, come autore, come attore. Massimo non va preso nella sua parte intima privata, ma nell'opera che non è analizzata bene anche perché è in mano a tante persone che gli vogliono bene, sì, ma meno di quanto meriterebbe. Bisognerebbe prendere esempio da Quentin Tarantino e dalla passione con cui racconta i grandi. In futuro dovremmo evitare di parlare di Troisi senza averlo studiato, perché studiare significa volergli bene. La generazione che racconterà bene Troisi ora sta all'asilo o forse è addirittura aspirante spermatozoo".






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