Ciccarelli: "L'inferno di Bonucci, Acerbi e Vialli. Le favole di Jorginho, Di Lorenzo e Insigne"

Leonardo Ciccarelli, giornalista, attraverso facebook ha evidenziato alcuni dei contenuti più belli regalati dalla Nazionale italiana di Roberto Mancini.
Leonardo Ciccarelli, giornalista, attraverso facebook è tornato sulla vittoria dell'Italia a Euro 2020. Queste le sue considerazioni: "A 12 ore dalla vittoria di Euro 2020 lasciatemi essere un po' romantico perché lo sport è fatto di storie individuali, non solo di gesta sul campo. Conta anche il viaggio, così si forgiano le persone. Come ad esempio Gigio Donnarumma, ormai riconosciuto come numero 1 al mondo, che a 14 anni con il fardello del fenomeno, in un corpo mastodontico per quell'età, lascia la famiglia e si trasferisce da solo a Milano. In soli due anni passa dai Giovanissimi alla prima squadra. O quella di Leonardo Bonucci, che sarà brutto, cattivo e antipatico ma che ha passato l'inferno, rischiando di perdere il figlio. Discorso simile per Acerbi, per il suo tumore al testicolo e la successiva recidiva, per non parlare di Vialli che questo male se lo porta ancora dentro".
Poi ha aggiunto: "Restando sul tema non possiamo non pensare a Cristante, Florenzi e Spinazzola che hanno subito degli infortuni invalidanti nel corso delle proprie carriere e che si sono ritrovati anche a sorpresa a giocare un grandissimo Europeo. C'è chi invece un infortunio l'ha "sfruttato" come Pessina, e lo ha fatto alla grande. È la storia di Giovanni Di Lorenzo che soli 4 anni fa era in Serie C, al Matera, oggi fallito, e di Castrovilli che l'etichetta del grande giocatore l'ha sempre avuta attaccata addosso ma che ha dovuto dimostrare di esserlo per anni nei campionati minori. È la storia di Verratti che in Serie A non ci ha mai giocato perché "troppo giovane, mandiamolo a farsi le ossa". È la nazionale dei naturalizzati Emerson e Toloi, arrivati grandi in Italia, quest'ultimo dopo aver deluso le aspettative degli scout di tutto il mondo che lo vedevano come erede di Lucio e che ha trionfato in Europa grazie all'Atalanta. E no, non mi so dimenticato di Jorginho, che fino a qualche tempo fa giocava con i ragazzi di Forcella, di notte, davanti al Duomo di Napoli e che è arrivato a Verona senza un soldo. Quei pochi che aveva li spendeva in videochiamate intercontinentali con la propria mamma. Oggi questo calciatore è un serio candidato alla vittoria del Pallone d'Oro. È la nazionale di Immobile e Bernardeschi, sempre criticati, sempre bistrattati, sempre dimenticati e ostracizzati ma che con due attributi enormi sono riusciti a guadagnarsi il successo. È la storia di Giorgio Chiellini, un calciatore dato ormai per finito, tutt'oggi svincolato, che ha sempre fatto vedere com'è che si difende all'italiana. È infine la storia e l'europeo di Lorenzo Insigne, cresciuto da bambino grasso nella periferia di Napoli, in una famiglia povera di 5 persone che viveva in 60 metri quadri; un bambino che per comprarsi le scarpette da calcio è dovuto andare a fare l'ambulante al mercato prima di andare sui banchi delle scuole medie. Un calciatore scartato perché troppo basso e troppo esile (una magrezza conquistata con enormi sacrifici) perché in Italia vogliamo i giocatori Nba pure nelle giovanili, se no non si vince. Provini su provini, scarti su scarti, fino a che a 15 anni (pure relativamente tardi) non se lo prende il Napoli che lo farà diventare grande. Oggi quel bambino povero è diventato Campione d'Europa con la maglia numero 10 sulle spalle. Il calcio è di chi lo ama. Lunga vita al calcio".








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