"Ciao bastardo", Ranocchia: "Nagatomo lo disse a Tronchetti Provera, noi tutti dietro..."
Andrea Ranocchia ha rivelato un aneddoto dallo spogliatoio dell'Inter mettendo in evidenza un episodio che riguarda Nagatomo.

L'ex giocatore dell'Inter Andrea Ranocchia, attraverso l'intervista rilasciata a "Chiamarsi bomber", ha svelato alcuni retroscena sul suo passaggio all'Inter: "Io venivo dal Genoa dove avevo fatto bene. Samuel si era infortunato a novembre e io in realtà non sarei dovuto arrivare in quel momento lì. L'esperienza è stata bellissima. Condividere il campo con quei campioni che sei mesi prima avevano alzato tutti i trofei è stato un arricchimento personale oltre che una grande emozione".
"Ho appreso tantissimo nei miei primi sei mesi, una mentalità da grande squadra. All'inizio ero un po' intimorito, e invece sono stati bravissimi con me, tutti mi hanno aiutato, hanno cercato di farmi capire cos'era l'Inter, non me l'aspettavo, sono rimasto davvero contento. Tutt'ora con molti di loro ho un bellissimo rapporto. Il più forte? Difficile da dire, c'era l'imbarazzo della scelta, nei vari ruoli erano tutti tra i top 5 al mondo, faccio fatica a dire il più forte. Chi mi ha aiutato di più? Tutti, diciamo che Marco Materazzi, anche perché venivamo entrambi da Perugia, mi ha aiutato tanto, mi scriveva anche prima che arrivassi. Stankovic, Chivu, lo stesso Thiago Motta, e anche tutto il filone argentino con Samuel, Milito, Cambiasso, Zanetti...".
Poi racconta un aneddoto dallo Spogliatoio: "Mi ricordo che c'erano Marco (Materazzi), Deki (Stankovic) e Sneijder che prendevano in giro Nagatomo in continuazione... C'è una storia famosa su Tronchetti Provera durante la cena di Natale: Nagatomo non parlava bene italiano, e Wesley e Marco gli avevano detto che quando incontrava qualcuno per presentarsi doveva dire 'Ciao bastardo', e Naga andava in giro a dirlo a tutti; quando lo ha detto a Tronchetti Provera lui si è gelato, e noi tutti dietro a ridere... Era uno spogliatoio in cui c'era grande agonismo, anche le partitelle di allenamento erano guerre, chi perdeva veniva preso in giro fino al giorno dopo e si rischiava anche di mettersi le mani addosso. Quella era la forza di quel gruppo".
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