Chirico ammette: "Juve, situazione grave e deprimente. Aveva ragione Sarri, Allegri..."

Marcello Chirico ha analizzato il difficilissimo momento della Juventus che ha raccolto appena due punti in queste prime quattro giornate di campionato.
Marcello Chirico, giornalista e tifoso della Juventus, sulle pagine di calciomercato.com ha analizzato il delicato momento della Juventus che ha raccolto appena due punti in quattro partite di campionato. Questa la sua analisi: "Bene abbiamo fatto a non esaltare troppo la Juventus trionfante di Malmoe. Appena l’asticella è tornata a rialzarsi, sono riaffiorati puntuali i soliti difetti. Quelli già individuati nei precedenti tre turni di campionato e rivisti identici col Milan. Risultato finale: 2 miseri punti in classifica. La Juventus è terzultima in Serie A, non per caso ma per evidenti demeriti propri. Al netto degli stucchevoli proclami dei giocatori su Instagram (“col lavoro duro ci risolleveremo”) e degli slogan dei tifosi (“i conti si fanno alla fine”) la situazione è grave. Oltre che deprimente. Ritenere che momenti del genere alla Juventus, proprio in quanto tale, possano essere soltanto passeggeri, significa non aver preso coscienza di quanto sta realmente avvenendo, e del perché accade".
Poi ha aggiunto: "La Juventus attuale in campionato non vince più , subisce troppi gol (da 18 gare di fila,spesso su palle inattive) e segna col contagocce, possiede una tenuta atletica ridotta ad solo tempo (si è fatta rimontare 3 volte su quattro) e appena subisce una rete va in cortocircuito. Bisogna lavorare sulla testa, dicono, ed è quello che sta provando a fare Allegri in allenamento, con urla e rimproveri. Eppure non sembra bastare, quando la squadra scende in campo il prodotto è quasi sempre il medesimo. Non è che avesse ragione Sarri? Questa Juve sembra davvero inallenabile. Quando a scuola il professore spiega la lezione ma l’alunno non l’apprende, si dice che è un asino. Mutatis mutandis, la stessa cosa pare stia accadendo alla Continassa: Allegri spiega, ma i giocatori non mettono in pratica ciò che gli dice di fare. Una delle due: o gli parla in labronico stretto e i calciatori (specie gli stranieri) non lo capiscono, oppure sono capoccioni di loro. Oltre che tecnicamente limitati. Col Milan, ad un certo punto, si è visto un Max furibondo: la squadra non riusciva a disporsi in campo come gli stava chiedendo di fare l’allenatore. Eppure lui si sbracciava, sbraitava, diventava paonazzo, ma niente. Non c’era verso".








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