Chiariello: "Scudetto corsa a due. La verità su Cavani e il pranzo con De Laurentiis: vi racconto tutto"

Umberto Chiariello, giornalista televisivo e speaker radiofonico, ai microfoni di Radio Amore Campania ha raccontato alcuni retroscena sul Napoli.
Umberto Chiariello, giornalista e volto televisivo di Canale 21, è intervenuto ai microfoni di Radio Amore Campania nel corso della trasmissione "I Tirapietre", in onda ogni lunedì dalle 21 alle 23, condotta da Luca Cirillo, Donato Martucci e Francesco Capodanno. Queste le sue parole: “Il Napoli di Spalletti meriterebbe come sottofondo Starway to Heaven dei Led Zeppelin, invece per quel che riguarda la colonna sonora complessiva sceglierei le musiche di Vangelis per il film “Momenti di gloria” con il grande Ben Cross, attore che poi vinse il premio Oscar. Calo del Napoli a Cremona? Chi lo dice evidentemente ha bisogno di una visita oculistica. Rigore discutibile su Kvaratskhelia? Ma neanche a parlarne, è nettissimo! Dite all’ex arbitro Luca Marelli che DAZN gli ha fatto male. Avevo grande stima di lui, il suo blog era interessantissimo e molto tecnico. La lotta scudetto a mio avviso sarà tra Milan e Napoli. Anche Pozzo dell’Udinese crede al tricolore? Fa bene, anche io penso che prima o poi Belen uscirà con me (ride, ndr). Polemiche con i tifosi? Bisogna fare un distinguo tra quelli intelligenti e i meno dotati da questo punto di vista. Ovviamente punzecchio solo gli imbecilli che si fanno trascinare dai capipopolo in malafede che traggono giovamento dal cavalcare la protesta. Qual è il giovamento? Semplice: avere pagine che non se le filerebbe nemmeno la mamma e la sorella e che improvvisamente si gonfiano di like e followers fino a diventare ricettacolo di imbecilli, appunto, che iniziano ad offendere il presidente. Quelli del “vendi e vattene”, “vinci solo tu”, “pappò caccia i soldi”, “lo scudetto del bilancio” ecc. ecc. Il popolo è bue, è noto, tanto è vero che nella storia dell’umanità e della filosofia si è sempre cercato chi potesse guidare il popolo, anche tra gli amanti della democrazia: Platone pensava ad un governo dei filosofi, degli intellettuali, Machiavelli pensava ad un Principe legibus solutus (sciolto dalle leggi, ovvero, come diceva Ulpiano non vincolato al rispetto delle leggi)".
Poi ha aggiunto: "Devo confessare una cosa: sapevo già tutto prima, avevo il vantaggio di essere al corrente di quel che sarebbe accaduto al Napoli. Come tutti sanno, ho avuto da De Laurentiis una minaccia di causa. Il presidente, da Bari, mi attacca per la vicenda Cavani dove io non c’entravo nulla. Preciso: non era l’anno di “Cavani all’Hotel Vesuvio”. Semplicemente un mio caro amico, professionista serio e fonte molto attendibile, tra l’altro tifosissimo del Napoli, aveva parlato con l’avvocato del Matador e mi riportava il contenuto delle conversazioni su mia imbeccata. Mio figlio è testimone: eravamo in viaggio per Mantova per poi andare in Germania a seguire le amichevoli del Napoli - in panchina c’era Ancelotti – ed improvvisamente il mio amico mi chiamò. Mi disse: “Umberto, sta accadendo, Cavani torna. Si, hanno chiamato l’avvocato per avere informazioni. E l’attaccante uruguaiano, che aveva risolto problemi familiari relativi all’affidamento dei figli, la causa con l’ex moglie ecc. ecc., non vede l’ora di tornare. Ed è disponibile a spalmarsi lo stipendio”. A quel punto io, mio figlio e gli altri amici presenti ci mettemmo a ballare in autostrada come imbecilli cantando “alza le mani, arriva Cavani”. Il tutto nell’area di sosta: la gente ci guardava incredula. Però non mi feci fregare, non dissi una parola anche perché il Napoli doveva prima vendere Mertens. Dopo qualche giorno chiamai il mio amico e gli dissi: “Scusa, ma non mi hai fatto sapere più nulla di Cavani e della notizia che mi hai dato”. E la risposta fu questa: “Umbè, il Napoli si è tirato indietro, non se ne fa nulla, Mertens rimane”.
Chiariello ha aggiunto ulteriori dettagli: "C’era un giro: Martial dal Manchester United doveva andare al PSG e ai Red Devils sarebbe arrivato Mertens al suo posto. La cosa non si fece, con Dries che arrivò regolarmente al ritiro di Dimaro. Con l’avvocato di Cavani ci fu solo una telefonata esplorativa. Io dissi: “Ma chi l’ha fatta questa telefonata?”. La mia fonte rispose: “Non ci crederai, ma l’ha fatta Luigi De Laurentiis in persona”. E in televisione dissi: “E’ inutile che aspettate Cavani all’aeroporto, non torna. C’è stata una telefonata esplorativa di Luigi ed è finita lì. Nessuna trattativa”. Questo sapevo e questo riportai. A De Laurentiis diede fastidio il fatto della telefonata che secondo lui il figlio Luigi non aveva mai fatto. Ora due sono le cose: o Luigi l’ha fatta di nascosto, poi ha negato, oppure l’avvocato ha detto una fesseria al mio amico che, ripeto, resta affidabilissimo. L’ordine dei giornalisti mi difese. Chiamai l’ufficio stampa del Napoli, Lombardo e Baldari: mi rassicurarono. La cosa finì lì. Ma fui messo sul libro nero".
"Poi ci fu Juventus-Napoli, il caso dell’ASL, la partita che non si giocò… Feci il mio editoriale in cui difesi il club argomentando in termini giuridici. Fatto sta che la mattina dopo, alle 8, mentre ero in bagno, vedo apparire sul cellulare il numero di Aurelio De Laurentiis. Che non mi aveva mai chiamato prima. E nemmeno io a lui. Sogno o son desto? Era passato più di un anno da quella vicenda. Rispondo. “Grande giornalista…”, dice lui. “Presidente ma…”. “Ma quale presidente, dammi del tu, Aurelio…”. “Aurè – gli dico – ma hai capito che hai chiamato a chi volevi fare causa?”. E lui: “Ancora che ci pensi? Hai fatto un editoriale eccezionale. Lo hai fatto a braccio o era scritto?”. “No, sempre a braccio”. “Ma sei un fenomeno, bravo, complimenti. Dobbiamo andare a colazione insieme”. Prima di Natale ci risentiamo e mi dice di riaggiornarci dopo le feste. Il giorno della Befana il Napoli di Gattuso perde con lo Spezia. L’8 gennaio mi invita a pranzo a Roma. Arrivo al ristorante puntuale e lui era già lì con Chiavelli. In quella conversazione, io capii quello che sarebbe accaduto. Lui mi preannunciò tutto".
"Contrariamente a quanto sosteneva qualche malevolo, chiamiamolo collega, che sosteneva io fossi un ascaro che colpiva su mandato di De Laurentiis, sapete cosa mi disse il presidente? “Non rompere le palle a Gattuso, perché lo mando via. Ma mi devi dare il tempo di trovare il sostituto. Se voi insistete, io lo devo cacciare subito. E poi dopo chi ca**o metto?”. Tempo dopo mi chiama Lombardo e sorridendo mi fa: “La vuoi smettere? Ti ha detto che Gattuso lo manda via a fine campionato? E lascialo stare”, ha concluso Chiariello.








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