Chiariello: "Napoli: punto su Lobotka. I tre calciatori che acquisterei. Zielinski mi fa arrabbiare"

Il giornalista e conduttore Umberto Chiariello, nella sua intervista ad AreaNapoli.it, ha toccato diversi argomenti. Tra questi anche il calciomercato.
Umberto Chiariello è tra i giornalisti campani più noti. È ideatore e conduttore di Campania Sport, programma che va in onda con successo da circa 33 anni. Nei suoi editoriali, l'analisi tecnica si intreccia spesso a materie come la storia e la filosofia. Cultore di letteratura italiana e straniera, afferma di essere un "curioso della vita". Ed è questa, probabilmente, la definizione che lo rappresenta meglio. Umberto Chiariello ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di AreaNapoli.it.
Trentatré anni di Campania Sport, qual è il segreto di una tale longevità?
"Il segreto è la continuità. Non abbiamo mai modificato il format. Tale scelta, a volte, può essere un errore, ma nel nostro caso si è rivelata un successo. Gli ascolti non solo tenevano, ma miglioravano. Naturalmente abbiamo dovuto correggere qualcosa anche dopo il covid, ma l'editore ha sempre creduto nel progetto, sin da quando il compianto Paolo Torino lo mise in piedi nel 90. Gli ascolti sono più che lusinghieri, vanno ben oltre le aspettative. Facciamo più edizioni, la domenica sera ci siamo anche quando il campionato è fermo. D'altronde un grande maestro della televisione, Gianni Boncompagni, diceva che il vero segreto della televisione è la ripetizione. Il pubblico segue me, Peppe Iannicelli e Titti Improta anche perché, nel corso degli anni, abbiamo conquistato una certa credibilità".
Come è nato tale progetto?
"Nacque tutto da un incontro con il dottor Torino, il papà dell'attuale editore Paolo. Io facevo un mio programma a Telelibera Battipaglia in collaborazione con Lira Tv di Salerno che si occupava delle serie minori del salernitano. La mia famiglia si era trasferita lì, avevo giocato a Battipaglia, poi sono tornato a Napoli per la laurea. Napoli è la mia città, sono napoletano. Discutemmo della possibilità di fare un novo programma dal titolo "Campania Sport". Lui mi mise alla prova e da allora sono 33 anni che andiamo in onda...".
La teoria del proiettile ("Bullet Theory") considera i mass media come potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva e inerte. Andava di moda intorno agli anni 40, ma secondo illustri intellettuali esiste ancora. Traslando questo concetto al calcio, ritieni che i tifosi del Napoli si lascino spesso condizionare da ciò che ascoltano in tv e dai giudizi espressi dai vari opinion leader oppure pensi abbiano sviluppato un forte senso critico alla luce anche di una aumentata competenza calcistica?
"Si tratta di una teoria superata. Prima il calcio si vedeva pochissimo, ti affidavi al giudizio del giornalista. Oggi hai la possibilità di vedere il calcio di tutto il mondo. Oggi dovremmo parlare di una sorta di bullet boomerang perché si sentono tutti tecnici, competenti e amano criticare noi addetti ai lavori. Qualcuno di noi ha forse maggiore credibilità alla luce di quanto ha fatto nella sua carriera, ma certamente non abbiamo il potere che un tempo avevano i grandi del passato come Gianni Brera".
Passando ai temi di stretta attualità, quale squadra, in ottica Napoli, temi maggiormente nella lotta scudetto?
"Non credevo nel Milan e avevo anche ragione. L'Inter sembrava destinata a ripetere il percorso fatto nella scorsa stagione, ma una doppietta di Giroud nel derby ha rimesso tutto in discussione. Poi i rossoneri sono andati a vincere a Napoli e hanno acquisito una nuova consapevolezza nei loro mezzi. I giovani stanno crescendo bene, calciatori come Leao e Tonali sono in grande spolvero. Lo stesso Giroud sta incidendo. Il Diavolo ha un calendario molto buono. Solo Sarri potrebbe darci una mano, lui che ha perso uno scudetto sul divano, potrebbe farci una cortesia superando i lombardi. Ho sbagliato tanti pronostici, ma come diceva Brera solo che non li fa, non cade in errore. Ero convinto che le romane facessero un grande campionato e invece sono state abbastanza deludenti. Nella mia griglia di partenza avevo messo l'Inter prima, il Napoli secondo. Non credevo nella Juventus e questa è forse l'unica cosa che ho azzeccato. Quando la Vecchia Signora è in difficoltà, bisogna saperne approfittarne. Per questo motivo se il Napoli non vincesse sarebbe un peccato".
A Bergamo il Napoli avrà un solo risultato a disposizione?
"No, vincere non sarà fondamentale. Bisogna fare sette vittorie e un pareggio, sarà vitale non perdere nelle ultime otto partite. Il Napoli dovrà cercare di portare a casa almeno sette punti tra la gara di Bergamo e le due complicate sfide al Maradona con Fiorentina e Roma".
Perché Ounas non è riuscito ancora ad esplodere? Serse Cosmi, proprio a Canale 21, si è sbilanciato affermando che si tratta di un calciatore dalle qualità fuori dal comune?
"Cosmi ha ragione, io la penso come lui. Ounas è un calciatore che mi piace, ma che non avrei comprato perché è fragile. Troppo spesso è infortunato. A questo punto mi domando: perché non tenere in rosa Roberto Insigne? Io non dico che sia forte come Ounas, ma era un ragazzo valido, era il gioiello della Primavera e Callejon parlava benissimo di lui. Il fratello minore di Lorenzo avrebbe potuto fare la riserva, giocare in caso di necessità. Perché spendere tanti soldi per Ounas? Stesso discorso per Elmas. Sarà anche bravo, ma perché investire sedici milioni sul macedone quando hai in casa un 2000 come Gaetano? Sarà forse meno forte del macedone, ma mi tengo il mio. Investo quelle risorse economiche per rinforzare il settore giovanile".
C'è un calciatore del Napoli che potrebbe risultare decisivo da qui al termine della stagione? Ti chiedo però di farmi il nome di un "insospettabile" anche perché sarebbe facile parlare di Osimhen, il capocannoniere della squadra
"Lobotka. Lo slovacco fa girare la squadra, se gioca a questi livelli il Napoli può fare molto bene. Siamo poi molto legati all'umore, allo stato d'animo e a come di sente Lorenzo Insigne e a quanto spazio troverà Mertens. Il belga dovrà cercare di convincere la società a riconfermarlo. Siamo legatissimi ai nostri 'tap player', come amore dire scherzosamente. Poi c'è da attendere Lozano. Lo abbiamo da tre anni, ma solo nella scorsa stagione, per quindici partite, ha mostrato il suo vero valore. Se tornasse a quei livelli ne beneficerebbe tutto il Napoli".
È solo un gioco, ma mi dici i tre calciatori che porteresti a Napoli nella prossima stagione?
"In primo luogo Domenico Berardi. Poi il terzino sinistro è fondamentale e pare che il Napoli abbia preso Mathias Olivera del Getafe. Il terzo nome è quello di Beto, un calciatore simile a Osimhen, ma più grezzo. Mi piacerebbe come alternativa al nigeriano. A sinistra, in attacco, si potrebbe spostare Lozano anche se non mi convince troppo. Inoltre, se va via Fabian Ruiz, occorre acquistare un sostituto. Penso che debba rientrare Gaetano. Ti dico poi che ci sono due calciatori del Napoli che mi fanno arrabbiare".
A chi ti riferisci?
"Al primo posto per distacco c'è Piotr Zielinski, poi Fabian Ruiz. Tecnicamente sono da grandissima squadra, ma il carattere li limita. Lo spagnolo andrebbe ceduto perché il Napoli rischia di perderlo nel 2023 a parametro zero: sarebbe un pericolo da scongiurare. Cederei anche il polacco. Ci sono tanti centrocampisti che mi piacciono. Tra questi Thorsby della Sampdoria. Lo stesso Barak del Verona è meno forte di Zielinski, ma forse più incisivo di Piotr. Barak è anche un grande combattente, ha fatto delle cose straordinarie all'Hellas. Sarri lasciò un paio di sentenze. Disse che Milik era come un libro tutto da scrivere perché secondo lui aveva delle grandi potenzialità. Su Zielinski, il toscano affermò che doveva solo convincersi di essere forte. Quando lo capirà, avremo un secondo Kevin De Bruyne. Il problema è che Zielinski non lo ha ancora capito e purtroppo la continuità non è certamente una delle sue caratteristiche migliori".
Insigne lascerà il Napoli per approdare al Toronto. Che idea ti sei fatto su tutta la vicenda?
"Per come la vedo io, è stato sbagliato tutto da entrambe le parti in causa. De Laurentiis non lo voleva più, è evidente. Il cambio di procuratore non ha favorito una intesa perché i rapporti tra Pisacane e De Laurentiis non sono certamente idilliaci. L'agente, lo scorso 16 dicembre, ha tentato in qualche modo di trovare un accordo, ha chiamato De Laurentiis, ma il presidente gli ha detto di no in malo modo. Ma anche Insigne non ha gestito bene la vicenda. Fossi in lui non sarei andato in Canada, si sarebbe potuto lavorare a una intesa un anno prima, a cifre magari diverse. E' una scelta che ha fatto il calciatore, ma anche la società. I rinnovi costano tanto e non sempre la gente se ne rende conto. Il Napoli avrebbe dovuto riconoscere circa dieci milioni a stagione a lordo per quattro anni: 40 milioni per un calciatore che va verso il declino non sono pochi. La società non ha considerato Insigne una bandiera insostituibile ed è andata così".
Uno sguardo alla prossima giornata del campionato italiano di Serie A. Spiccano Atalanta-Napoli e Juventus-Inter, sembrerebbe un turno favorevole al Milan, impegnato in casa col Bologna. Ti aspetti delle sorprese?
"Non do per scontato il successo del Milan contro il Bologna. Mi aspetto una bella prestazione dei felsinei, una prova di orgoglio alla luce anche di quanto rivelato recentemente da Mihajlovic ("La malattia è tornata, devo fermarmi di nuovo", ndr). Quanto a Juventus-Inter, mi importa relativamente. Purtroppo non possono perdere entrambe e, di conseguenza, meglio un pareggio".
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