Cesari: "Cosa ha imparato l'arbitro di Napoli-Lecce? Ve lo dico io, zero! Non sanno niente di tecnica"

Graziano Cesari, ex arbitro, ha parlato dei fischietti italiani nel corso dell'intervista rilasciata sulle pagine del Corriere dello Sport.
Graziano Cesari, ex arbitro, ha rilasciato un'intervista sulle pagine del Corriere dello Sport: «Cosa succede con il VAR? Non si risponde con una domanda, però le chiedo e chiedo: sono tutti disposti ad accettare il salvagente, l’aiuto della tecnologia? C’è del masochismo, ma credo che molti vedano nel VAR il sacrilegio al loro potere decisionale, a quel potere che casacca, cartellini e fischietto conferisce. Ci sono arbitri intellettualmente intelligenti, che vedono la tecnologia come una parabola che li difende, ma ci sono, fra gli arbitri come nella vita di tutti i giorni, i presuntuosi»
Un paradosso, ma proprio i giovani, quelli più vicini alla tecnologia, sembrano rifiutarla.
«L’arbitro che ha più esperienza è anche quello che fisicamente è meno... all’avanguardia. E’ capitato anche a me, a 43/44 anni, di non stare più dietro a quelli più giovani. Ed ecco che per loro il VAR, usato con intelligenza, diventa lo strumento per compensare quel deficit naturale. I più giovani no: veloci, rapidi, guizzanti, lo percepiscono solo come un abuso alla loro autorità»
Dunque, il problema?
«Gli arbitri di oggi sanno tanto di tecnica (o almeno lo spero), e poco di calcio. Non c’è crescita, non si può gettare nella mischia arbitrini alle prime armi in partite che spetterebbero a gente più navigata. Cosa ha imparato Giua, e prendo solo l’ultimo esempio, dopo Napoli-Lecce? Nulla, zero»







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