Caso Koulibaly, Allegri contro Ancelotti: "Non ci si deve fermare! In Italia si è persa l'educazione"

L'allenatore della Juventus non è d'accordo con la proposta del tecnico del Napoli accolta da tanti altri colleghi di Serie A.
Massimiliano Allegri, in conferenza stampa si è detto contrario alla proposta di Ancelotti di fermarsi per gli episodi di razzismo dopo il caso Koulibaly di Milano. Ecco quanto evidenziato da TuttoJuve.com: "Semplice, non ci si deve fermare. Non siamo noi e nemmeno l'arbitro a poter fermare una partita, solo l'ordine pubblico. Detto questo non tollero nessuna forma di razzismo e di insulto nei confronti anche dei morti e delle tragedie che sono successe, ma purtroppo in Italia manca, diciamo che abbiamo perso un po' della nostra educazione e rispetto".
Poi aggiunge: "Non è solo esteso al calcio, per ripartire e migliorare bisogna entrare dove ci sono i bambini piccoli. Semplice. Bisogna entrare nelle scuole, lo sport è educativo e entrare nelle scuole farebbe bene perché magari su 100 70 o 80 gli instradi bene, ma credo sia un percorso da fare tutti insieme. Altrimenti è facile parlare ora, dire cose e poi dopodomani se lo scordano tutti. Ci sono gli organi di competenza, poi noi, come presidenti, allenatori e giocatori, dobbiamo sapere che le nostre parole sono pesanti, possono avere influenza sulle persone adulte e meno adulte. Dobbiamo essere più responsabili e usare un briciolo di intelligenza per non alimentare quello che c'è già e un'esasperazione che in Italia abbiamo esagerato perché non accettiamo più né sconfitte né vittorie. Questo bisogna fare, altrimenti non serve a niente. E dispiace perché il 26 c'erano tante persone, famiglie, bambini, che sono il futuro dell'Italia. Quelli di una certa età la loro vita l'hanno fatta, ma il futuro sono i bambini e se non li educhiamo non cambia niente. Fermare le partite è solo un impatto momentaneo, bisogna essere preventivi. Dentro gli stadi c'è la tecnologia che può acchiappare quello che fa casino. È semplice, si prende, si acchiappa e dentro lo stadio non si può più entrare. Ma non possiamo risolverlo noi questo problema, ma gli organi di competenza. E se le cose le vogliono fare le fanno. Poi se no dopo si cade nell'ipocrisia e allora io sto zitto".







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