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Cannavaro: "Inizialmente ero centrocampista. Mister Scarpitti, mio padre e Maradona"

L'ex capitano della nazionale italiana si è raccontato nel corso della settima puntata della seconda edizione della trasmissione Legends.


Alessandro SepeAlessandro SepeDirettore responsabile

28/03/2024 10:15 - Interviste
Cannavaro: Inizialmente ero centrocampista. Mister Scarpitti, mio padre e Maradona

E' andata in onda mercoledì 27 marzo la settima puntata della seconda edizione della trasmissione Legends – Ci vediamo a Napoli, prodotta dalla Media Company Nexting e da Sportface, su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre) e Napoflix (canale 86). Super ospite: il capitano dell'Italia campione del Mondo 2006, Fabio Cannavaro, che si è raccontato a 360 gradi, rispondendo alle domande dei conduttori ed emozionandosi per i messaggi dei suoi ex allenatori, Marcello Lippi e Luigi Scarpitti. Ecco uno stralcio della sua intervista. "Mister Scarpitti? Per me è il professor Scarpitti. Era tra coloro che riuscivano a farmi entrare a scuola con passione. E' stato il primo a portarmi al Centro Paradiso prima e poi all'Italsider, ma anche il primo allenatore nel settore giovanile. Da cui sono passato poi con De Lella, prima del salto in prima squadra. Fu lui a portarmi a giocare quella partitina all'allora San Paolo il giorno del primo scudetto".

Poi ha proseguito: "Io raccattapalle di Maradona? In realtà Diego i palloni fuori non li buttava, erano altri a farlo (ride ndr). Io sono cresciuto a 300 metri dallo stadio e per me quella era casa. Alla minima occasione andavo lì e cercavo di avvicinarmi ai calciatori, dei quali ho tanti ricordi. Per crescere e passare dall'essere quello al ciò che poi sono stato l'apporto dei miei genitori è stato fondamentale. Mio padre non ha mai detto nulla a me o a Paolo. Solo di comportarci sempre bene, rispettare allenatore e compagni. Anche quando non giocavo non si è mai lamentato con nessuno. Conosceva le dinamiche che ci sono intorno al calcio. Tante volte un genitore non si rende conto che un giovane può sbagliare, che magari non gioca perché c'è qualcuno più bravo o semplicemente più pronto. I genitori dovrebbero pensare un po' di più a come certe azioni non facciano bene ai propri figli".


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"Il mio ruolo? Inizialmente giocavo centrocampista centrale, ma i mister Scarpitti e De Lella mi hanno aiutato a capire come fossi più adatto come centrale difensivo. Ci vuole fortuna anche in questo, nel trovare persone che ti aiutino a farti esprimere al massimo. E qualche soddisfazione me la sono tolta nella mia carriera. La strada mi ha insegnato molto e quello che ho imparato l'ho sempre riportato in campo. Essere veloce, ma rispettando il compagno come l'avversario. Quando potevo qualche calcio l'ho dato, ma forse una volta era più facile, perché c'erano meno telecamere. Purtroppo un po' si è perso il bello di prima, ma non perché si preferisse picchiare un attaccante, anche perché non ho solo dato, ma anche preso, ma perché prima era un calcio più fisico, mentre oggi è stato reso più spettacolare, perdendo qualcosa della sua genuinità. Si vedono tanti gol, ma anche tanti errori. Per questo non c'è paragone tra Maradona e gli altri, Messi, Ronaldo, perché quello che ha subito Diego non lo ha subito nessuno. Diego per me è stato molto importante, perché mi ha fatto capire che i sogni possono realizzarsi e grazie a lui la mia infanzia è stata felice", ha riferito Cannavaro.


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Alessandro SepeAlessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.

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