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Calcio femminile, Pennestri: "Io il Mino Raiola delle calciatrici? Siamo diversi. Il futuro è..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Calcio femminile, Pennestri: Io il Mino Raiola delle calciatrici? Siamo diversi. Il futuro è...

Alessandro Pennestri, noto agente di famose calciatrici, è intervenuto ai nostri microfoni per fare il punto sul calcio femminile.


Alessandro Pennestri, responsabile per l’italia della LTA Agency, società di intermediazione sportiva specializzata nel mondo nel calcio femminile, ha rilasciato una lunga intervista in esclusiva ai microfoni di Areanapoli.it. Gli chiediamo se è giusto definirlo il Mino Raiola del calcio delle donne, pronta la risposta: "Ti e vi ringrazio per il paragone, per la persona che stimo come professionista, ma non credo di potermi definire tale. Sono ambiti professionali diversi, ma ho anche metodologie differenti di approccio al mio lavoro quindi non mi sento tale. Un esempio è proprio il mio inizio. Io provengo dal maschile, facevo questa attività in modo differente nel maschile. Potevo continuare lì, ma avevo promesso ad una persona cara che l’avrei aiutata nel suo desiderio di avvicinarsi a questo mondo del calcio femminile, e quando lei non ha più potuto farlo perché è “salita al padre”, ho deciso di mantenere la mia parte di promessa con tante ragazze che avevano il medesimo sogno".

Napoli è storicamente una delle prime città, a partire dagli anni 1950, a credere nelle potenzialità del calcio femminile. Di quel fermento iniziale cosa resta oggi?


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"Ho apprezzato, dai racconti di chi ha vissuto i primi anni 80 del calcio femminile, come fosse uno sport di grande passione e grande fermento. In Campania le gesta del Giugliano, campione d’Italia, negli stadi del nord facevano eco a quello che poi di li a pochi anni sarebbe successo. All’epoca c’erano due federazioni una maschile ed una femminile con risorse separate, poi per volere del comitato olimpico internazionale ci fu la fusione, con il conseguente ridimensionamento del movimento. Pensa, nei primi anni 80 si facevano anche 5/6000 spettatori nel femminile, cifre che si è riusciti a vedere solo ora con l’ingresso di grandi club maschili nel movimento".

La pandemia di Coronavirus ha messo in ginocchio tanti segmenti dell’economia mondiale e ovviamente anche il calcio ne ha risentito notevolmente. Se tanti club del calcio maschile delle categorie inferiori rischiano di scomparire, come è la situazione generale del calcio femminile?

"È evidente che anche il calcio femminile sarà colpito dalla lunga crisi generata dalla pandemia, sia perché i club maschili ridurranno sicuramente il budget degli investimenti, sia perché molti sponsor che si stavano affacciando a questo bellissimo ambiente, ora dovranno ridimensionare i propri impegni. Certo è che federazione, Leghe e gli stessi “attori” del Movimento come atleti e dirigenti faranno di tutto per ridurre al minimo l’impatto, se non per loro stessi, ma sicuramente per tutti coloro i quali verranno dopo e dovranno dare linfa al calcio femminile".

Imprenditoria creativa e manager visionari: come cambierà il calcio in generale nei prossimi anni? Il calcio femminile tra sport ed economia: quali prospettive?

"Come ogni crisi, anche questa determinerà dei cambiamenti, che porteranno inevitabilmente a qualche “perdita” dolorosa, o comunque un forte ridimensionamento. Ma porterà anche allo scoperto quelle attitudini e quella ingegnosità propria del popolo Italiano. Credo molto nell’inventiva e nella spinta propositiva della nostra classe dirigente sportiva quindi coloro i quali amano questo sport devono fare il tifo per loro e supportarli, non fare “gli uccelli del malaugurio”. Il femminile ha già nel proprio DNA gli anticorpi alla crisi, mi basta pensare a ciò che era il calcio femminile qualche anno fa, dei “pionieri nelle carovane del west”, in balia di agenti esterni, ma se oggi siamo qui a parlarne è perché chi c’era prima ha tenuto duro ed ora spero che lo si aiuti a stare in piedi".

Il calcio italiano è tra le prime industrie del paese con fatturato miliardario e con un indotto che genera 300 mila posti di lavoro. Il calcio femminile a quali numeri può ambire?

"Ti posso dire ciò che vediamo quotidianamente nel mondo, nei nostri viaggi al seguito delle nostre assistite e per visionare match e campionati. C’è grande fermento nel mondo del Calcio mondiale, per il movimento femminile, non a caso da anni la Uefa e la FIFA puntano forte su questo segmento, investendo ed incentivando federazioni e club a fare altrettanto. Vedo cosa muove questo sport in paesi come gli Stati Uniti, i paesi asiatici, ma anche in molte realtà europee. L’ingresso dei club maschili ha alzato notevolmente l’asticella della competenza e della metodologia d’impresa anche nel femminile ed i risultati non tarderanno ad arrivare. Io non posso che essere fiducioso".

Qual è il messaggio giusto da veicolare per aumentare il seguito del calcio femminile?

"Che è uno sport ancora puro, scevro da quei meccanismi involontari, ma evidenti, dello sport system internazionale, dei grandi numeri e compensi. Quindi vedi ancora negli occhi delle calciatrici quell’ardore della passione, una calciatrice è come “la bandiera di un club nel maschile”, solo che nel maschile ce n’è uno per squadra, qui 22. E ti assicuro che chi si è avvicinato a questo mondo, ha compreso questo, e si è rappacificato con il Calcio". 

Nella tua “scuderia” c’è una giovane calciatrice che farà strada nei prossimi anni a grandissimi livelli?

"Non mi piace la parola “scuderia”, Anche se so che la usi con l’accezione più positiva possibile. Ritengo che una calciatrice decida liberamente di condividere il proprio percorso di crescita umana, professionale e tecnica, avvalendosi di chi fa questo con passione, ma professionalità da molti anni. Tutte per me sono in prospettiva delle ragazze di grande talento, farei un torto ad ognuna di loro se preferissi qualcuna ad un’altra. Per me, le vedo con i loro difetti e cerco di aiutarle ad affrontarli e migliorarsi. Alle volte ci riusciamo, altre no. Ma alla fine la cosa più importante è averci messo tutto quello che avevamo dentro".

Pregi e difetti del calcio femminile e quali sono gli aspetti sui quali lavorare maggiormente…

"Il pregio te l’ho anticipato nella domanda precedente, il difetto ora credo che sia la parziale cecità sul cambiamento. Non parlo delle piccoline, che ora si stanno avvicinando al movimento, ma parlo di quelle che erano qui prima, e che stanno vivendo l’enorme metamorfosi di questo sport in Italia. Non tutte sono riuscite a calarsi in modo corretto in questa nuova realtà e visione. I club maschili affrontano allo stesso modo il fare calcio, se sei un uomo o una donna, quindi professionalmente devi essere pronta ad approcciarti nel giusto modo. In questo le calciatrici straniere sono più pronte, perché hanno già vissuto il passaggio o lo vivono quotidianamente. Il calcio femminile italiano deve prendere spunto dall’esperienza notevole delle calciatrici straniere, ed utilizzarla per amplificare il grande talento e la grande passione che tutto il mondo ci invidia". 

E’ Marta, ad oggi, la calciatrice più forte di tutti i tempi? 

"Io non mi sento in grado di poter giudicare la “storia del calcio femminile mondiale”, ho la mia visione e come tutti ho le mie “icone”. Credo che le grandi top, come Mia Hamm, Marta o la Rapinoe sono state e sono degli esempi per le piccoline. Ma come dico anche alle “calciatrici”: ognuno di noi è un esempio per una giovane calciatrice, domandarsi se si sta facendo bene quella determinata cosa, in modo professionale, e se è di esempio per qualcuno, può aiutare le calciatrici a crescere".

La bugia più clamorosa che viene detta sul mondo del calcio femminile e la verità nascosta che è giusto far emergere.

"La bugia più clamorosa come la verità nascosta sul calcio femminile credo che sia il disconoscimento per tutte queste atlete dello status di Professioniste. Chi segue questo sport come me da tanto tempo, può e deve rappresentare come queste ragazze, di ogni età e ceto sociale siano professioniste, e lo siano di diritto. Le ho viste correre su campi ghiacciati o di pietre, sotto pioggia e vento, senza lamentarsi, mosse non dai soldi ma da una passione. Il professionismo non è solo una questione economica, di tutele, m anche di riconoscimento per chi “vive questo sport dal primo attivo che ci si sveglia al mattino, e sono a quando non ci si addormenta la sera. Se questo non vale la parola professionismo sportivo, già solo come riconoscimento , ritengo che siano pochi a meritarlo”.

 Luca Cirillo
RIPRODUZIONE RISERVATA


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