Cabrini confessa: "Ero milanista. Il mio idolo? Un mancino come me". Poi il retroscena su Prandelli
In un'intervista a La Gazzetta dello Sport, l'ex calciatore Antonio Cabrini ha raccontato alcuni retroscena sulla sua vita.

Intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, Antonio Cabrini ha rivelato il suo grande rapporto con un ex ct della Nazionale: "Sono diventato istruttore di primo livello di padel, diciamo un maestro di base, e ho aperto un centro a Cremona con Cesare Prandelli. Cesare è il mio migliore amico nel calcio, ricordo ancora l’inizio di tutto. Andai a un provino per gli Allievi della Cremonese, vestito da basket con i pantaloni in raso, e lui, che giocava in quella squadra, si mise a ridere: «Ma dove vuoi andare?. Diventammo amici, ma era un altro mondo, un’altra vita".
Poi sulla sua infanzia legata all'azienda di famiglia: "Ci lavoravano 20 famiglie, ognuna con ragazzi più o meno della mia età. C’era chi curava le stalle, chi lavorava i campi. Alla sera si stava assieme nell’aia a fare tutti i giochi del mondo. Compreso il pallone. La squadra della cascina sfidava quella del paese vicino. Io giocavo sempre in attacco: ala sinistra. Ero milanista perché dalle mie parti ci si divideva così: 40% milanisti, 40% interisti, 20% juventini. Il mio riferimento era Pierino Prati, un mancino come me, ma non pensavo “voglio diventare Prati”, non avevo piani di grandezza. Giocavo e basta".
Chiusura dell'ex terzino sugli anni trascorsi alla Juventus: "Una grande fortuna. Quella Juve aveva un grande gruppo e un grande allenatore come il Trap. Non ho mai avuto problemi di ambientamento. Certo, erano anni particolari. Nei mesi delle proteste, per andare ad allenarmi passavo con l’auto in mezzo ai picchetti dei manifestanti fuori da Mirafiori. Eravamo due mondi vicinissimi e lontanissimi allo stesso tempo".
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