Bucchioni: "Gesto eclatante di Koulibaly, ma necessario! Icardi doveva andare sotto la curva"

Enzo Bucchioni, nel suo editoriale, ha commentato quanto è accaduto nel corso della partita che ha visto l'Inter battere il Napoli per 1-0.
il giornalista Enzo Bucchioni, su Tuttomercatoweb.com, ha analizzato quanto è accaduto in occasione di Inter-Napoli: "C'eravamo illusi che qualcosa fosse migliorato, che il livello di civiltà attorno al calcio fosse cresciuto, invece il Boxing day all’italiana ci ha riportato alla più drammatica delle realtà. Quattro anni dopo la fine del povero Ciro Esposito prima della finale di coppa Italia fra Napoli e Fiorentina, la morte è tornata a colpire attorno a uno stadio. Dove c’è lo sport, dove si esalta la vita, è tornata la morte: inaccettabile. E pensare che era un giorno di festa, avevamo pensato ingenuamente di poter fare come gli inglesi, andare allo stadio con i bambini, con le famiglie, proprio perché è festa, c’è più tempo per gioire, per stare assieme, per divertirsi. Su tutto questo è calata la morte. E’ evidente che non siamo pronti, né come stato, né come organizzazione calcistica, né come persone. Se poi è vero (come si dice) che le forze dell’ordine schierate mercoledì negli stadi italiani erano meno del solito perché Santo Stefano è un superfestivo e non c’erano i fondi necessari per mandare lo stesso numero di poliziotti o carabinieri di sempre, non facciamolo più questo Boxing day".
Bucchioni ha poi aggiunto: "E’ impensabile che nei dintorni di uno stadio due tifoserie rivali possano venire a contatto come è successo nell’agguato fra interisti e napoletani, è evidente che qualcuno abbia sbagliato o sottovalutato nell’opera di controllo e di prevenzione. E’ altrettanto evidente, da mesi, che il clima nel calcio sia di nuovo pesantemente avvelenato per colpa di tutti, nessuno escluso. Tutti noi del Grande Circo del Pallone abbiamo delle responsabilità, più grandi o più piccole a seconda del ruolo e delle responsabilità, ma certi episodi, certe tensioni vengono da lontano. Sono alimentate da comportamenti e parole sbagliate di dirigenti, giocatori, anche media. Nessuno escluso, lo ripeto. Troppi semi malati vengono sparsi al vento, le malapiante crescono anche così. E’ il momento di una riflessione profonda che deve essere avviata dal nuovo presidente della Federcalcio Gabriele Gravina che ha una straordinaria opportunità. E’ fresco di nomina, è forte, non ha bisogno di curare voti o di alleanze, faccia subito quello che serve al calcio senza guardare in faccia nessuno. Chieda leggi più severe e punizione più dure. Si impedisca a tesserati di alimentare comportamenti e dichiarazioni che sono liquido infiammabile nelle mani dei più deboli, di chi non ha la possibilità o la voglia di analizzare e di capire. Si rendano conto i protagonisti del calcio, del loro ruolo delicatissimo. E se non se ne rendono conto, qualcuno lo faccia loro capire e li faccia pagare. Ma vi siete accorti che da qualche mese i veleni sono tornati insopportabili, l’aria è irrespirabile? Non è un caso, purtroppo, se in questo clima c’è scappato il morto. E non è un caso se negli stadi è tornata prepotente l’inciviltà condita dal razzismo. Da troppo tempo tutti sono stati colpevolmente a vedere, minimizzando, sottovalutando. Sapete perché è scoppiato il caso razzismo a San Siro? Perché Koulibaly s’è permesso di fare un gesto eclatante, sbagliato, ma forse necessario. Senza l’applauso a Mazzoleni, oggi i cori razzisti sarebbero finiti in un trafiletto nascosto sui giornali. Molti avrebbero parlato di cretini. E invece no, serve intervenire, serve punire, serve espellere dal calcio questa gente prima che il fenomeno dilaghi. C’è finito in galera quel tifoso inglese che ha lanciato una banana? Perchè non ci possono finire anche da noi quelli che fanno i buuuu, perché non si individuano e puniscono severamente come meritano? E perché, mi chiedo, Mazzoleni ha scelto di essere Don Abbondio buttando via la possibilità di diventare un esempio. E forse anche un piccolo eroe? Perché non l’ha sospesa lui quella partita? Lui che non deve temere più nulla, è vicino alla pensione, non deve far carriera, deve dar conto solo alla sua coscienza, eppure neppure lui l’ha fatto. E chissenefrega del regolamento. Sono i don Abbondio sparsi nel calcio che impediscono la risoluzione dei problemi. E Icardi, il capitano dell’Inter, che ieri ha condannato pubblicamente i razzisti e di questo gli rendiamo atto e merito, si rende conto di quanto sarebbe cresciuto come uomo e come atleta se fosse andato sotto la curva dei suoi tifosi razzisti a dire basta o smettiamo di giocare? Forse al suo posto non lo avrebbe fatto nessun altro capitano, non si preoccupi Icardi, è il segnale che questo sport è ancora lontano da quello che vorremmo fosse. Purtroppo".







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