Bruno Conti: "Maradona grande uomo, vi dico cosa faceva. Pertini, il Brasile e la foto con Pelč"

Bruno Conti, ex fuoriclasse della Roma e della nazionale italiana, ha ricordato la vittoria al Mondiale del 1982 ed alcuni dettagli dell'amicizia con Maradona.
Bruno Conti, ex calciatore della Roma, è stato intervistato ai microfoni de “il Diabolico e il Divino”, trasmissione condotta da Giuseppe Falcao e Simone LP in onda su New Sound Level 90FM. "Sono passati 40 anni da quel Mondiale in Spagna e possiamo dire che il Brasile del mio amico Falcao ci ha fatto capire che quella Coppa si poteva vincere. Si, ma dopo il primo turno così così, fu molto importante battere l'Argentina, quella gara ci diede una grande spinta soprattutto da un punto di vista morale. La vera finale - spiega - è stata con il Brasile. Loro tranne Valdir Peres e Serginho, erano una squadra di fenomeni. C’era Paulo, Toninho, Zico. Dopo la partita con il Brasile avevamo una convinzione diversa".
"Pelè disse che fui il miglior calciatore di quel mondiale. E' stata un’emozione indescrivibile. E pensare che due anni prima con la Roma facemmo una tournee negli Stati Uniti. Giocammo contro i Cosmos di Beckenbauer e Chinaglia. C’era anche Pelè. Tutti volevamo fare una foto con lui. Una foto che ancora oggi conservo. E' stata una gioia immensa per me sentirmi dire quelle parole da Pelè.”
"Sandro Pertini? Il Presidente era una grandissima persona, di grande umiltà. Fu Presidente in anni davvero bui. Mi ha emozionato vederlo presentarsi in hotel prima della finale e aver fatto il viaggio di ritorno con noi fino in Campidoglio. Maradona? Quando ci allenavamo al Tre Fontane - ricorda - portavo con me i miei figli. Dopo si andava a pranzo in un ristorante sulla Pontina. Io in quel periodo non avevo ancora rinnovato con la Roma e Dino Viola chiese a Daniele: “Ma tuo padre dove vuole andare?”. Daniele che era innamorato di Diego gli rispondeva: “A Napoli con Maradona”. Io però non avrei mai lasciato la Roma. Vi dico cosa faceva, ci provava anche in campo e mi sussurrava all'orecchio: “vieni al Napoli”. Diego era un grande conoscitore di calcio e soprattutto un grande uomo.”








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