Bruno Conti: "Ero un dribblomane, facevo i tornei da bar". Poi il retroscena su Maradona
In un'intervista al Messaggero l'ex calciatore e dirigente Bruno Conti ha raccontato alcuni aneddoti legati alla sua carriera.

Intervistato in esclusiva da Il Messaggero in occasione dei suoi 70 anni, Bruno Conti ha ricordato la sua infanzia trascorsa a Nettuno: "Ma c’erano calore e amore. I tre maschi dormivano in un letto, la casa non era grande. C’erano problemi, avevamo poco ma ce lo facevamo bastare".
"Giocavamo, c’era casino, mia madre mi rincorreva con la cucchiarella e quando papà tornava a casa la sera gli veniva presentato il conto. Un’infanzia comunque felice. el negozio di casalinghi di mia zia Maria, portavo le bombole in bicicletta e le montavo negli appartamenti. A volte nemmeno la mancia, e quelle cinque-dieci lire facevano pure comodo. Quando sono diventato famoso, ”Ah bello, Brù, ti ricordi quando ci portavi le bombole a casa?” “E come, non mi ricordo? Ricordo pure che non mi davi nemmeno ‘na mancetta" ha aggiunto la bandiera della Roma.
Poi sui primi trascorsi da calciatore: "Facevo i tornei dei bar, ero un dribblomane, un bel sinistro. Tonino Trebiciani mi segnalò alla Roma dopo che andò via Herrera, che inizialmente mi aveva scartato. Avevo diciotto anni".
Chiusura sul legame indissolubile con il club giallorosso: "Beh, da Viola a Sensi, ci sono state occasioni per andare via: mi voleva Maradona al Napoli, anni dopo la Figc. Ma sono sempre rimasto. Il primo anno di Pallotta ebbi qualche problema. Si voleva cambiare il settore giovanile. Ho solo chiesto: “In cosa ho sbagliato? Da qui sono usciti giocatori importanti, sono state fatte tante plusvalenze”. Sono uscito e poi rientrato".
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