Branciaroli attacca Napoli, arriva la risposta di Forgione: "A qualcuno dà troppo fastidio che..."

Angelo Fiorgione, giornalista e scrittore, ha commentato le durissime parole dell'attore e regista milanese su Napoli e sul cinema che racconta la città partenopea.
Angelo Fiorgione, giornalista e scrittore, risponde a Franco Branciaroli ("basta film su Napoli", clicca qui) con un post durissimo accompagnato da un "fegati spappolati". Questo il post di Forgione dal titolo "Troppo cinema napoletano fa male a chi non raggiunge la notorietà dei napoletani": "Franco Branciaroli è un attore e regista teatrale milanese che di cinema ne capisce in quanto attore, appunto, noto come feticcio di Tinto Brass, e da tale si è spinto a sparare a zero sul cinema italiano in un'intervista fiume concessa alla testa "Rolling Stones". In verità, ha sparato a zero sul cinema dominante in Italia, quello napoletano, e su Paolo Sorrentino: "Il cinema italiano è ridicolo, fa sempre parte dell’amatoriale. Niente a che vedere con il cinema coreano o quello americano e inglese. Sarebbe ora di finirla di fare tutti i film su Napoli. Ci siamo rotti! È come se l’Italia fosse solo questa banda di napoletani. [...] Sorrentino inquadra male. È roba banale, di repertorio".
"Branciaroli se l'è presa anche con il Neorealismo, che equivale a prendersela con i napoletani, perché loro l'hanno generato. E qui esplode l'astio: "I napoletani sono permalosi? Non me ne frega un ca**o! Dovete sapere una cosa. La mia generazione, nata nel ’47 con ancora l’odore della pirite nell’aria, ha avuto per cultura popolare quella americana. Conoscono molto meglio la loro rispetto a quella italiana. Non so chi sia Gaetano Salvemini, ma so tutto di Benjamin Franklin. E la mia cultura si è formata al cinema. Dai sei anni sono andato tutti i giorni al cinema, vedevo tre film al giorno. Senza scegliere quale, perché non ne sbagliavi uno. I film italiani, rispetto a quelli americani, erano già allora più difficili da capire per la gente. Quando vedevo i film dei neorealisti non capivo niente, mentre i film americani li capivo al volo. Loro sì che hanno sempre fatto cinema popolare".
"Dice di conosce tutto di Franklin, Branciaroli. E allora, da esperto di società americana, saprà pure che l'americano Franklin era in contatto stretto con il napoletano Filangieri, e che l'illuminismo napoletano condizionò la costituzione americana. Ma non è questo il punto. Il punto è che a qualcuno di troppo da fastidio che il cinema italiano sia nato a Napoli (un capitolo dedicato nel mio "Napoli svelata") con i fratelli Troncone, Augusto Turchi e Gustavo Lombardo, quest'ultimo il fondatore della Titanus; con i tanti attori del teatro napoletano che passarono al cinema, a cominciare da Eduardo Scarpetta e Raffaele Viviani; con la regista Elvira Notari, madre precorritrice del Neorealismo esploso nel secondo dopoguerra con gli acquerelli neorealisti di Vittorio De Sica. Fino a Dino De Laurentiis, Massimo Troisi e Paolo Sorrentino, figure diverse finite alla grande ribalta americana del premio Oscar.
Insomma, a qualcuno dà fastidio che, come dimostra spesso il premio David di Donatello, Napoli sia il vero cuore del cinema italiano, e tutto il lunghissimo elenco di professionisti e artisti partenopei finiti dietro e davanti l'obiettivo in un secolo e più di storia del cinema quel qualcuno li chiama "banda di napoletani". Invidia, magari perché a Paolo Sorrentino piace lavorare con Toni Servillo e non con Franco Branciaroli".








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