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Bordata di Marotta alla Juve: "Si poteva chiudere meglio! Inter? Si è aperto un portone. La tragedia..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Bordata di Marotta alla Juve: Si poteva chiudere meglio! Inter? Si è aperto un portone. La tragedia...

Le parole dell'AD dell'Inter: "Tragedia del ponte Morandi? Ero nella sede della Juve e stavo guardando Sky Tg 24. Una ferita che si è aperta subito".


Giuseppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter, è tornato a parlare della Juventus ai microfoni del Secolo XIX: "Era arrivato il momento di cambiare. Con me sono cresciuti manager che dovevano ormai prendersi delle responsabilità e la società ha deciso un cambio generazionale. Certo, si poteva gestire meglio il cambiamento. Però citerò Mandela che diceva: nella vita non perdi mai, o vinci o impari. Nel mio caso poi si è chiusa una porta e si è aperto un portone".

Poi Marotta ha aggiunto: "Ronaldo? Un campione, prima con la testa. Nella sua carriera ha fatto 100, non si accontenta e vuole arrivare 120. Non trascura niente: allenamenti, stila di vita, comunicazione".


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SULLA TRAGEDIA DI PONTE MORANDI - "Ero nella sede della Juventus e stavo guardando Sky Tg 24. Subito è stato come una ferita, che si è propagata in un istante. Come se una parte del corpo ti venisse a mancare, una spaccatura netta. Poi ha iniziato a salire l’angoscia nel vedere quello che accadeva. Perin e Bonucci rischiavano di essere proprio lì in quell’istante, ci siamo informati subito, erano già rientrati».

SULLA LIGURIA - "Intanto la consacrazione della mia attività professionale. Da un punto di vista lavorativo, un’esperienza bellissima, otto stagioni vissute alla grande. Arrivai con la squadra quasi in Serie C, l’ho lasciata qualificata per i preliminari di Champions. Otto anni di emotività intensa. Poi in Liguria sono nati i miei figli Elena e Giovanni: nel 2010, il giorno di Italia-Serbia, quella rinviata per i disordini dei serbi". 

SUI POSTI DEL CUORE - "Così come mi è successo per Venezia, mi tengo i posti magici. Quando lavoravo a Venezia la sede del club era tra piazza San Marco e il Ponte di Rialto. Una passeggiata quotidiana in mezzo a capolavori dell’arte per andare al lavoro. In Liguria a essere preponderante è la natura. Il percorso da Corte Lambruschini, la sede, ai campi di allenamento della Sampdoria a Bogliasco è una gioia per gli occhi. Facevo la strada a mare, da corso Italia, un piacere".


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