Beto: "Lavoravo da KFC, ai clienti dicevo testuali parole. Pagare bollette è come segnare gol"

L'attaccante dell'Udinese Beto ha avuto un trascorso da dipendente di KFC: "Non era un castigo per me, anzi ero felice. Aiutare la famiglia mi rendeva orgoglioso".
Beto, talentuoso attaccante dell'Udinese, in una lunga intervista rilasciata al portale "Cronache di Spogliatoio", racconta la sua esperienza prima di diventare una "star" del calcio, dietro i banchi di KFC: "Sono andato al KFC perché volevo prendere la patente con i miei soldi. Mi divertivo una cifra. Qualcuno pensa che la mia storia sia stata difficile perché ho dovuto lavorare, ma per noi era normale. Anzi, mi sono fatto certe risate, specialmente quando nella cassa accanto alla mia c’era mio cugino. Ora sto realizzando il mio sogno, è vero, ma il percorso fuori dal campo non è stato difficile. Era una bella vita anche quella: sveglia presto, dritto al KFC, poi di corsa ad allenarsi e dritto a dormire".
Inoltre, Beto, ha aggiunto: "Non era un castigo, ero felice. Mettere sul tavolo i soldi a fine mese per aiutare la mia famiglia mi rendeva orgoglioso. Pagare le bollette al posto di mia madre era come segnare un gol. Alcuni clienti venivano solo perché c’ero io. Conoscevo i loro gusti. Arrivavano a ordinare e gli dicevo testuali parole: «Il solito? Vai pure a sedere che te lo porto». Accadevano certe situazioni da morire dal ridere".
"Fortunatamente sono sempre stato magro, adesso difficilmente mangio ai fast food. Ci ho mangiato troppe volte da ragazzo! Il metabolismo mi aiutava. Capitava che scambiassimo il nostro pranzo con i commessi di McDonald’s, giusto per variare". Ha concluso l'attaccante della squadra friulana che ha attirato su di se anche l'attenzione del Napoli in vista del prossimo mercato.








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