Berrettini, la mamma: "Chi fa sport è penalizzato. Abbiamo nascosto le trasferte alla scuola"

Il tennista italiano Matteo Berrettini sarà impegnato nella finale di Wimbledon contro Djoovic. Ne ha parlato la mamma Claudia.
Matteo Berrettini sarà impegnato oggi a Wimbledon nella finale contro Djokovic. Ne ha parlato la mamma Claudia: «Matteo da ragazzino era come lo vedete adesso. Non voglio dire introverso, ma più maturo della sua età, molto attento a tutto quello che gli capitava attorno. Ricordo il suo primo torneo, al Tennis Club Panda, a Roma, sulla Nomentana. Era al primo anno da Under 10, e a sorpresa vinse la finale. Nel tie-break che sostituiva il terzo set, il suo avversario toccò una palla destinata fuori prima che toccasse terra, e Matteo glielo fece notare: come adesso non gli scappa nulla. Può sembrare chiuso, in realtà è solo molto selettivo, se qualcuno non gli va a genio non c’è verso».
La scuola: «Per un anno ha fatto lo scientifico normale, e a scuola andava bene, quando il tennis è diventato più impegnativo però è stato lui a dirmelo: ‘mamma, non ce la faccio’. Così è passato al Liceo Sportivo, purtroppo in Italia chi fa sport è penalizzato. Quando ho capito che le assenze sue e di Jacopo non erano ben viste, ho incominciato a ‘nascondere’ le trasferte: credo siano stati i due fratelli più ‘raffreddati’ e ‘influenzati’ della scuola italiana».
Le persone importanti: «Per la sua formazione è stato importante un maestro, Francesco, che faceva lezione suonando la chitarra, a iniziarlo a letture più complesse (Bukowski, Hesse, Williams, ndr), è stato il suo mental coach, Stefano Massari, un’altra figura importante. Da piccolo trafficava con i Lego, ma anche con i bulloni e le viti: come fa oggi in campo cercava l’incastro giusto, la soluzione tecnica. Se non fosse diventato un tennista credo avrebbe fatto o l’ingegnere o il pilota».
Sul rapporto con il pubblico e con la famiglia: «Matteo è uno che ha bisogno di amore, di dare e ricevere energia. Per questo gli piace giocare davanti al pubblico, e ne è ricambiato. Con noi è molto affettuoso, mi porta spesso fare shopping e non sopporta se non compro nulla. E ha gusto, anche dall’Australia mi ha portato un vestito. Da me ha preso il debole per scarpe e gioielli, si compra collane, anelli, bracciali. Prima di ogni partita se ne toglie sempre uno, che rimette alla fine. Lo ha già perso quattro volte, e noi glielo abbiamo sempre ricomprato: è una rosa dei venti, un simbolo che si è anche tatuato sul braccio, adatto a uno come lui che ama girare e conoscere il mondo».








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