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Bennato: "La sinistra mi fece diventare una leggenda. Quel Ghali è meno peggio..."

Il noto cantautore napoletano Edoardo Bennato ha rilasciato alcune dichiarazioni al giornale torinese La Stampa.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

20/10/2024 10:13 - Interviste
Bennato: La sinistra mi fece diventare una leggenda. Quel Ghali è meno peggio...
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Edoardo Bennato, noto cantautore napoletano, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano La Stampa: "A 18 anni emigrai a Milano per fare Architettura, scelsi Milano per le case discografiche, e dopo 9 anni di gavetta nel 1973 riuscii a fare un album, Non farti cadere le braccia, dove c’erano canzoni conosciute ancora oggi come Un giorno credi e Rinnegato. L’importante è dire quello che pensi nelle canzoni e non fare comizi, come quel Ghali (cantante, ndr), che peraltro è già meno peggio di tanti altri che fanno canzoni senza senso – almeno per me. Una certa fazione politica utilizza questi personaggi".

Ce l’ha con la sinistra: lei è di destra? "No, veramente io la patente per fare questo mestiere l’ho avuta dalla sinistra a Civitanova Marche". 

Cioè? "Nel’73 uscì il mio album e pensavo di avercela fatta. Ma dopo due settimane mi chiama il direttore della Ricordi e dice: 'Nessuno lo compra perché la regola fondamentale di questo mestiere è la promozione. Quelli della RAI hanno detto che la tua voce è sgraziata, sgradevole. Il contratto è sciolto'. Ho imparato che in questo mestiere non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che tu riesci a imporre attraverso la promozione".

Lei alla fine ci è riuscito. "Mi giocai l’ultima carta. Andai a Londra. Con chitarra, armonica, kazoo, tutto da solo feci dei pezzi punk".

Ante litteram. "Il punk è un modo di fare musica nevrotico, schizofrenico. Tornai e mi piazzai di fronte alla Rai a cantare, da lì passavano gli addetti ai lavori. Mi presentarono al direttore di Ciao 2001 che allora era il vangelo delle nuove generazioni. E lui mi mandò al Festival di Civitanova Marche. Lotta continua, Avanguardia operaia: c’era tutta l’intellighenzia di sinistra. E da lì mi iscrissero a tutti i festival e raduni collettivi della sinistra. Loro sono stati in grado di farmi diventare una leggenda".

Uno di sinistra questo non lo direbbe. "Nel 1977 mi chiamarono per la Festa dell’Unità a Modena. Avevo pubblicato Burattino senza fili: da avanguardia diventai nazionalpopolare. Solo che mi feci male giocando a calcio e tutta l’estate restai fermo con il gesso. E così lievitò l’interesse per me".

Che c’entra la Festa dell’Unità? "Mi chiamò il Pci. A Modena sul manifesto c’era scritto: ore 19 Edoardo Bennato, ore 21 Enrico Berlinguer. Al pomeriggio arrivò Berlinguer. Aveva un vestito celestino, era simpatico, fortissimo. Mi disse: “Possiamo fare il contrario? Io parlo alle 19 e lei suona alle 21”. Questo perché erano arrivati 3-400mila ragazzi da tutto il Nord Italia". 


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.

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