Bennato: "La sinistra mi fece diventare una leggenda. Quel Ghali è meno peggio..."
Il noto cantautore napoletano Edoardo Bennato ha rilasciato alcune dichiarazioni al giornale torinese La Stampa.

Edoardo Bennato, noto cantautore napoletano, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano La Stampa: "A 18 anni emigrai a Milano per fare Architettura, scelsi Milano per le case discografiche, e dopo 9 anni di gavetta nel 1973 riuscii a fare un album, Non farti cadere le braccia, dove c’erano canzoni conosciute ancora oggi come Un giorno credi e Rinnegato. L’importante è dire quello che pensi nelle canzoni e non fare comizi, come quel Ghali (cantante, ndr), che peraltro è già meno peggio di tanti altri che fanno canzoni senza senso – almeno per me. Una certa fazione politica utilizza questi personaggi".
Ce l’ha con la sinistra: lei è di destra? "No, veramente io la patente per fare questo mestiere l’ho avuta dalla sinistra a Civitanova Marche".
Cioè? "Nel’73 uscì il mio album e pensavo di avercela fatta. Ma dopo due settimane mi chiama il direttore della Ricordi e dice: 'Nessuno lo compra perché la regola fondamentale di questo mestiere è la promozione. Quelli della RAI hanno detto che la tua voce è sgraziata, sgradevole. Il contratto è sciolto'. Ho imparato che in questo mestiere non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che tu riesci a imporre attraverso la promozione".
Lei alla fine ci è riuscito. "Mi giocai l’ultima carta. Andai a Londra. Con chitarra, armonica, kazoo, tutto da solo feci dei pezzi punk".
Ante litteram. "Il punk è un modo di fare musica nevrotico, schizofrenico. Tornai e mi piazzai di fronte alla Rai a cantare, da lì passavano gli addetti ai lavori. Mi presentarono al direttore di Ciao 2001 che allora era il vangelo delle nuove generazioni. E lui mi mandò al Festival di Civitanova Marche. Lotta continua, Avanguardia operaia: c’era tutta l’intellighenzia di sinistra. E da lì mi iscrissero a tutti i festival e raduni collettivi della sinistra. Loro sono stati in grado di farmi diventare una leggenda".
Uno di sinistra questo non lo direbbe. "Nel 1977 mi chiamarono per la Festa dell’Unità a Modena. Avevo pubblicato Burattino senza fili: da avanguardia diventai nazionalpopolare. Solo che mi feci male giocando a calcio e tutta l’estate restai fermo con il gesso. E così lievitò l’interesse per me".
Che c’entra la Festa dell’Unità? "Mi chiamò il Pci. A Modena sul manifesto c’era scritto: ore 19 Edoardo Bennato, ore 21 Enrico Berlinguer. Al pomeriggio arrivò Berlinguer. Aveva un vestito celestino, era simpatico, fortissimo. Mi disse: “Possiamo fare il contrario? Io parlo alle 19 e lei suona alle 21”. Questo perché erano arrivati 3-400mila ragazzi da tutto il Nord Italia".








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