Benitez: "Così ho rimotivato Higuain. Reina? A volte manca, vi spiego. Su Gabbiadini, Insigne..."

Il tecnico del Napoli, Rafa Benitez è stato il protagonista della trasmissione "Condò Confidential", in onda su Gazzetta TV dove ha rilasciato un'intervista al giornalista del quotidiano milanese Paolo Condò.
Il tecnico del Napoli, Rafa Benitez è stato il protagonista della trasmissione "Condò Confidential", in onda su Gazzetta TV dove ha rilasciato un'intervista al giornalista del quotidiano milanese Paolo Condò che ha parlato del suo rapporto con il Livepool e la Kop: "Non solo la Curva, ma tutta la tifoseria è sempre con la squadra. La Kop difende sempre la sua squadra e anche il suo manager. Sono stato tanti anni là e ho avuto un rapporto fantastico con loro. La finale di Champions con il Milan, cosa ho pensato al 45' sotto di tre gol? Stavo scrivendo cosa dire sul 2-0 nello spogliatoio e prendiamo il terzo poco prima della fine. Pensavo al discorso che doveva essere tattico perchè cambiavamo modulo, ma anche emotivo. Sono entrato e ho visto i giocatori con la testa bassa. Gli ho detto giochiamo la ripresa a testa alta, siamo arrivati qua e dobbiamo giocarcela senza rimpianti. Siamo andati fuori e abbiamo visto i tifosi sempre con noi che cantavano e ci hanno fatto capire che si lotta fino alla fine. Una rimonta capitata anche con il Valencia, da 0-2 a 3-2 contro l'Espanyol, lei è uno specialista nell'intervallo? Io faccio il mio lavoro, si parlava anche di un esonero in quel caso. Un allenatore può essere più passionale, più emotivo, a me piace dare il messaggio giusto. Far capire che abbiamo fatto bene o male. La sintesi della sua carriera può essere "never give up", "non mollare mai"? Si, ho sempre provato fino alla fine dall'inizio dall'Extramadura al Tenerife che eravamo in B con altre squadre fortissime come l'Atletico Madrid. Siamo stati promossi con un gol nell'ultima partita. E' stato spettacolare".
"La seconda finale di Champions contro il Milan, paura di rigiocare con loro? No, noi volevamo giocare la finale. Poi la finale più spettacolare della storia sarà sempre quella di Istanbul, ma noi abbiamo giocato meglio ad Atene. Meritavamo di vincere più questa che la prima. Si sente più allenatore da Coppe? No, il problema è che una squadra, una società che ha il fatturato più alto ha più possibilità di vincere un campionato. In Coppa invece dipende da altri fattori. Ho allenato squadre di altissimo livello, ma c'era sempre qualcuno che aveva più fatturato, quindi era più difficile vincere rispetto alla Coppa. La percentuale di vittorie nelle finali è altissima, come ci riesce? Mi piace trovare la motivazione per ogni giocatore e dal punto di visto tattico sono uno tranquillo. Lei sente i risultati, dopo il gol di Higuain contro la Juve all'ultimo minuto era sicuro di vincere? Si, quando arriviamo in finale ho sempre fiducia. Studiamo molto anche i rigoristi, tipo contro il Milan sapevamo chi avrebbe tirato i rigori. Arrivare dopo un tecnico importante? Arrivare al Liverpool dopo un quarto posto o all'Inter dopo il Triplete è certamente diverso. Ma bisogna fare comunque il tuo lavoro. All'Inter prima di arrivare ho parlato con alcuni giocatori e tutti mi dicevano che volevano continuare a vincere, ma giocando meglio. Quando vado penso di poter riuscirci".
"Il ruolo di manager le manca? Tutta la mia vita ho fatto l'allenatore, ho fatto sei il manager. Ho capito che si può fare bene come manager se hai uno staff buono con gente che ti può dare bene. Io qui lavoro con Bigon, il presidente e non è un problema se tutti lavoriamo bene. David Lopez, esempio di mercato? Noi indichiamo sempre diversi nomi. Il Napoli poi ha un livello economico che ti permette di arrivare ad un giocatore piuttosto che ad un altro. Con David Lopez abbiamo fatto un buon acquisto, noi decidiamo le caratteristiche e poi arriviamo dove la società può permetterselo. Cambio di modulo dal 4-4-2 al 4-2-3-1? Si, è vero che all'inizio giocavo con il 4-4-2 poi già da Valencia e Liverpool abbiamo lavorato su un altro modulo. Dipende più che altro dalle caratteristiche dei giocatori. Torres? E' un giocatore di un livello altissimo e arrivato in squadre importanti e tutte si aspettavano sempre un livello altissimo. Non è così, lui al Liverpool ha fatto benissimo. Ma anche al Chelsea con noi ha vinto tre anni fa l'Europa League".
"Momento complicato a Napoli dopo l'eliminazione dalla Champions, come ha rimotivato Higuain? E' un lavoro importante, parlare con lui giorno dopo giorno. Gonzalo era insoddisfatto, triste. Pian piano ha ritrovato la sua mentalità e la voglia di vincere. Penso sia stata la chiave per ripartire. Dispiaciuto di perdere Reina? Pepe è un buon portiere come anche Andujar, Rafael e Colombo. Lui è uno spagnolo napoletano, la mentalità è simile. Gli piace molto sorridere, ha fiducia in se stesso. Anche al Liverpool era molto amato, non sono tanti i giocatori come lui. La maniera con cui faceva le cose rendeva più facile seguirlo. Chi ha ereditato il suo ruolo? Ci sono tanti che ci provano, c'è Higuain. Non è facile per le sue caratteristiche, qualche volta la sua leadership manca ma altri provano ad essere un esempio. Insigne in una posizione più centrale Lorenzo ha una qualità che può dribblare, saltare l'uomo. E' veloce, ma anche resistente. Può fare il lavoro sulla fascia senza problemi. Per me non è un calciatore che può giocare dietro la punta perchè noi lo vediamo in tutti gli allenamenti. In molti continuano a dirlo, ma non è così. Lui potrà fare tanti gol e li farà con il tempo, migliorando nella concretezza. Gabbiadini? E' uno di quelli che ascolta e che vuole imparare, è un aspetto che lo renderà importante in futuro".







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