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Behrami: "Ecco la mia vita e il segreto dei miei capelli. La rapina? I compagni mi diedero un consiglio"


Michele Colangelo,
Pubblicato nella sezione Interviste
Behrami: Ecco la mia vita e il segreto dei miei capelli. La rapina? I compagni mi diedero un consiglio

Il centrocampista azzurro ha rilasciato un'intervista al portale elvetico Tagesanzeiger.ch in cui ha parlato anche della sua avventura a Napoli.


Il centrocampista azzurro ha rilasciato un'intervista al portale elvetico Tagesanzeiger.ch in cui ha parlato anche della sua avventura a Napoli:

Ti fai notare subito per i tuoi capelli e tatuaggi, cosa significa questo stile particolare?


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"Non ci sono motivi particolari. Negli ultimi anni sono cambiato tanto, i tatuaggi sono la conseguenza di errori di gioventù. La nascita di mia figlia ha reso la mia vita e il mio modo di comportarmi molto più tranquillo ed equilibrato. Prima agivo di testa mia senza preoccuparmi delle conseguenze, ora invece prima di fare una cosa ci penso più di una volta e mi faccio consigliare".

Hai rimpianti?

"No, non rimpiango nulla, nemmeno gli errori. Mi ha infastidito di essere dipinto come un autentico pazzo, per fortuna chi mi conosce sa che non è così. Tutti infatti mi dicono: "Pensavo fossi più matto".

Quando giocavi nella Lazio, a Roma ti soprannominavano "Cavallo Pazzo"...

"Ero single e molto giovane, mi piaceva uscire di sera, anche se poi qualcuno diceva che facevo le 3 di notte quando ero uscito da un locale alle 23. Ciò nonostante, alcune cose non le posso cambiare: i miei capelli, ad esempo, devono essere sempre tinti e in ordine. Appena li vedo sbiaditi corro dal barbiere, per me è un gesto scaramantico. E' da quando subì un garve infortunio al legamento nel 2009 che li porto così, da allora non mi sono più fatto male ed ho fatto bene in campo".

Avevi solo 5 anni quando i tuoi genitori si trasferirono in Svizzera per la guerra nell'ex Jugoslavia. Come hai vissuto il cambiamento?

"E' stata dura lasciarsi alle spalle quella realtà. Io però mi sono subito adattato all'ambiente svizzero, e o oggi sono orgoglioso di poter ricambiare i miei genitori con la soddisfazione di vedermi realizzato. Con Dzemaili e Inler condivido la dedizione al lavoro e al sacrificio, spesso ci confrontiamo su questo punto".

E' difficile convivere con la risonanza mediatica del calciatore?

"Sicuramente giocare a calcio ad alti livello porta numerosi privilegi, ma credetemi se vi dico che mi piacerebbe vivere da comune cittadino, anche solo per andare al ristorante con la mia famiglia senza avere sempre gli occhi addosso. Vorrei essere uno come tanti".

Ci spieghi la rapina che hai subito a Napoli, cosa hai provato in quei momenti?

E' successo tutto così in fretta. La prima cosa che ho pensato è stata: "Poteva andare peggio", ma soprattutto che episodi simili possono capitare ovunque, i miei compagni mi hanno tranquillizzato e consigliato di non indossare più orologi o oggetti di valore in giro. Purtroppo la città di Napoli sta attraversando un brutto momento, c'è tanta disoccupazione e numerosi problemi".

Dicono che in Nazionale sei il boss di quelli che hanno origini kosovare

"Sul serio (ride ndr)? Io e Gokhan siamo i più vecchi del gruppo. Di sicuro c'è che quando Xhaka e Shaqiri sbagliano, sono il primo ad avvicinarli e parlare con loro".


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