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Baresi: "Il mio Milan, il Napoli di Maradona e Careca la storia irripetibile a USA 94"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Baresi: Il mio Milan, il Napoli di Maradona e Careca la storia irripetibile a USA 94

Franco Baresi, ex calciatore del Milan e dell'Italia, soprannominato nel tempo Kaiser Franz racconta la sua straordinaria carriera nel mondo del calcio.


Franco Baresi, uno dei difensori più forti della storia del calcio, in passato capitano del Milan e dell'Italia, ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotidiano Il Giornale, ripercorrendo alcuni momenti della sua straordinaria carriera. Non è mancato un passaggio su allenatori come Sacchi e Baresi, e su avversari come Diego Armando Maradona e Antonio Careca, fuoriclasse del Napoli della seconda metà degli anni '80. "Arrivai al Milan tramite un provino. Andai per la prima volta a Linate (dove una volta i ragazzi del Milan si allenavano) e poi ne feci un altro a Milanello che andò bene e dove videro delle qualità. Fisicamente - racconta - non ero un gigante e qualche perplessità c’era sul piano fisico. Però seppero accogliermi e darmi molta fiducia”.


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Sui suoi idoli: "Sono sempre stato rossonero, già quando accendevo la radio che parlava di Rivera, Prati, Sormani… Rivera soprattutto è stato per me un punto di riferimento, mai avrei sognato di poterci giocare insieme. Fu il mio primo capitano nell’anno in cui vincemmo lo scudetto insieme. Rivera? Un grande. Ho imparato molto da lui. Sapeva stare con i giovani, era attaccato alla squadra, sapeva proteggerla e anzi, metteva prima il gruppo di se stesso”.


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Poi ha aggiunto: "Il mio anticipo? Credo che sia un dono naturale, l’ho sempre avuto dentro e l’ho sviluppato poi negli anni con l’esperienza. Sono diventato capitano de Milan a ventidue anni ed essere capitano del Milan non è semplice. Mi hanno dato tuttavia fiducia, mi hanno responsabilizzato, hanno investito in questo ruolo e magari non ero pronto ma l’ho imparato strada facendo. Nei primi anni ho cercato dalle varie persone di carpire i segreti, ascoltare e poi ho provato a metterle in pratica”.

Sul giocatore più difficile da marcare: "Nella mia epoca ce n’erano diversi di attaccanti. Posso dire Maradona, un campione immenso ma anche Careca, Batistuta, Baggio, Vialli, Mancini, Rossi, Graziani e Pulici”.

Sul Napoli di Maradona: “Il primo maggio 1988 ad esempio andammo a giocare al San Paolo con un punto in meno e la sfida era decisiva. L’unica soluzione era vincere. E noi ci esaltammo. Palleggio, pressing alto, intensità e fuorigioco. Di Maradona mi stupì la forza con cui subiva duri colpi senza mai lamentarsi e poi fece un goal su punizione bellissimo. Alla fine comunque fu una grande vittoria che ci portò l’undicesimo scudetto”.

Su Van Basten: “In quegli anni sicuramente era il giocatore più forte al Milan. Lui aveva tutto, eleganza, fisicità, tecnica, acrobazia, non aveva paura, era determinato”.

Su Sacchi e Capello: “Sono stati due allenatori importanti, diversi ma arrivati al momento giusto. Sacchi è arrivato quando la squadra aveva bisogno di un cambiamento, d’innovazione, di idee nuove, di mentalità… il Milan di Sacchi cambia completamente il calcio facendo da traino per le altre squadre. Per questo veniamo ricordati ancora dopo trent’anni, perché siamo riusciti ad emozionare. Capello è arrivato nel momento in cui la squadra aveva bisogno di un altro tipo di gestione e grazie alla sua competenza ha fatto sì che potessimo proseguire quel ciclo”.

Infine su USA 94: “Credo che sia una cosa irripetibile che uno si faccia male al ginocchio, venga operato e alla fine possa giocare la finale in un mondiale”.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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