Bagni: "Napoli-Real, saranno due partite meravigliose: vi dico come finisce"

"Se ci fosse stato Moratti presidente probabilmente sarei rimasto lì a vita, invece c'era Pellegrini, il quale mi stressò pesantemente...".
Salvatore Bagni, ex centrocampista del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai colleghi di Gazzamercato.it: “Quando si andava a giocare in certi campi oltre a una grande condizione psico-fisica ci volevano gli attributi (ride, ndr). Noi avevamo una motivazione in grado di colmare il gap tecnico, eravamo convinti di giocarcela alla pari e questo ci ha permesso di restare in gara sia all’andata che al ritorno. A Napoli per 35’ con grinta, classe e organizzazione abbiamo messo in ginocchio il grande Real Madrid di Camacho, Butragueño e Míchel…non male per un’esordiente in Coppa dei Campioni”.
Si possono battere i “blancos”?
“Il Napoli gioca un calcio eccezionale, batterà i blancos. Il Real ha giocatori che possono cambiare le sorti di un incontro in poco tempo e questo indipendentemente da come i ragazzi di Sarri imposteranno i due match. Potevano avere un sorteggio più agevole come è capitato, sulla carta, alla Juventus che affronterà il Porto, ma credo che sfidare i campioni madrileni sarà uno stimolo in più e vedremo due partite meravigliose dove spero che il Napoli riuscirà a imporsi, magari con un Milik in più”.
Il Napoli è maturo per fare il definitivo salto di qualità?
“De Laurentis, Giuntoli e Sarri stanno facendo un ottimo lavoro. Sicuramente il Napoli è più maturo per il calcio europeo che per quello italiano. Comunque l’organico è equilibrato e forte in ogni reparto, panchina compresa. Quando si imbattono in una squadra che gioca a viso aperto non hanno problemi e lo hanno dimostrato, mentre trovano difficoltà quando incontrano squadre che chiudono gli spazzi e diventano rinunciatarie. A gennaio serve un centravanti, tipo Pavoletti, che sappia muoversi in area di rigore e segnare tanto”.
Roma – Milan è stata la sfida fra anti-Juve?
“Vedo la Roma maggiormente pronta a questo ruolo. Il Napoli, negli anni in cui c’era solo la Juventus con cui giocarsi il campionato, ha perso delle occasioni importanti per trionfare. Secondo me, con il passare del tempo, sarà sempre più difficile lottare per lo scudetto, perchè la Roma si sta attrezzando, le milanesi torneranno presto alla carica, la Juventus è solida e quindi sarà una corsa a cinque; con ciò ne beneficerà sicuramente lo spettacolo”.
Napoli croce e delizia della sua carriera, che ricordi conserva di quel periodo?
“Ho un rapporto fantastico con la città e i tifosi anche dopo 30 anni, sono legato al Presidente De Laurentis e ogni domenica aspetto le partite come se dovessi scendere in campo (ride, ndr). Giocare per quella squadra era una gioia, dal magazziniere che ti portava il caffè fino al piacere di trovarsi tutti un’ora prima che iniziasse l’allenamento per stare insieme, così siamo riusciti a creare uno spogliatoio coeso. Mi sentivo come se fossi stato perennemente in vacanza pur giocando ad alti livelli. Era un clima in linea con il mio carattere, non ho mai avuto stress in quel periodo, eppure davamo tutti il massimo”.
Stress che forse ha provato all’Inter?
“Nel 1981 arrivai a Milano grazie al “Perugia dei miracoli”, una squadra e una società a cui devo tutto. In quell’anno nacque mia figlia che per sei mesi non mi ha fatto dormire, per questo non resi al massimo e persi la possibilità di andare ai Mondiali dell’ 82 ma nonostante tutto la perdono (ride, ndr). Nell’Inter ho giocato comunque due ottime stagioni, prima da ala e poi da mediano grazie ad una grande intuizione di Marchesi che mi permise di raccogliere l’eredità di Oriali e di impormi ad alti livelli. Se ci fosse stato Moratti presidente probabilmente sarei rimasto lì a vita, invece c’era Pellegrini, il quale mi stressò pesantemente…”.
Perchè?
“Mi voleva caratterialmente diverso da come ero per ricalcare lo stile Juventus. Io ci provai poi, con il supporto di Mazzola, ritornai ad essere me stesso ma il presidente non lo accettò e volle cacciarmi. Il culmine lo raggiunse a luglio del 1984 quando, pur sapendo che avevo dei gravi problemi in famiglia, mi convocò in sede con una bieca scusa. Lì impazzii, discutemmo animatamente e me ne andai. Fortunatamente pochi minuti dopo questa lite, ancora oggi non so come fece a saperlo così in fretta, mi chiamò Marchesi per portarmi a Napoli. Pellegrini non ne voleva sapere, ma quando minacciai di restare a casa e agire in altre sedi mi cedette a Ferlaino per 4 miliardi e così ho ritrovato la gioia ed è nata la mia storia d’amore con Napoli”.







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