Bagni: "Napoli, la verità sullo Scudetto perso. Vicini mi escluse dall'Europeo, gli vomitai di tutto"

Salvatore Bagni, ex centrocampista del Napoli, è stato protagonista di una interessante intervista al Corriere dello Sport.
Salvatore Bagni, ex centrocampista del Napoli, si è raccontato in una interessante intervista al Corriere dello Sport. "Napoli è la città nella quale ho raccolto l’affetto più grosso, che ricambio tornandoci spesso e avendo una serie di rapporti d’amicizia trentennali. Ieri mi saranno arrivati un centinaio di WhatsApp per ricordarmi del primo scudetto, quello del 10 maggio dell’87. Fu un’impresa. Ma il Napoli più forte è quello che ha poi perso lo scudetto. Avevamo aggiunto Careca – hai capito: Careca? – a Maradona, Giordano e Carnevale. Fummo battuti dal Milan perché eravamo ormai convinti di averlo vinto, poi si entrò in conflitto con Ottavio Bianchi l’allenatore con il quale oggi ho un ottimo rapporto. Allora eravamo distanti, ognuno aveva tesi diverse, contrastanti, e finì come si sa. Con la rottura, con il comunicato".
Dice di ricordare tutto di quelle ore. "Ferlaino che ci chiama per il faccia a faccia e chiede ad ognuno di noi con chi sta, se con l’allenatore o contro. La sera prima di questa riunione, in albergo a Posillipo, eravamo tutti uniti. Al mattino, dopo qualche pressione presidenziale, in quattro presero le distanze. Fu quella la delusione, che il tempo ha ovviamente ammorbidito. Io finii la mia carriera: ero titolare in Nazionale e mi ritrovai fuori dai convocati agli Europei. Quando Vicini mi chiamò rimasi pietrificato: ‘Sai, devo pensare alla stabilità del gruppo’. Poi gli ho vomitato addosso tutta la mia rabbia. Dallo scudetto all’oblio".
Bagni parla anche della tragedia della perdita del figlio. "Io ho una famiglia spettacolare, che porta dentro di sé il dolore per una tragedia che non ha fine. Dopo l’incidente in cui perdemmo Raffaele, sono cambiato per un po’, ho finto di essere scorbutico, scortese. Pensai che potesse essere quella la soluzione per fronteggiare il dolore, indurirmi, indurirci. Ci è toccato anche la sofferenza egualmente atroce del trafugamento della salma. Ma io, mia moglie Letizia, Elisabetta e Gianluca abbiamo valori forti, siamo riusciti a resistere, non è stato semplice e non lo sarà. Viviamo nel rispetto, per lui che non c’è più, e anche del nostro, che siamo qui a rimpiangerlo".






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