Baglioni: "Volevo lasciarmi cadere in un canale, mi salvò Lucio Dalla. Ricci mi detesta"
Il noto artista italiano Claudio Baglioni ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni ai microfoni della edizione odierna del Corriere della Sera.

Claudio Baglioni è uno degli artisti italiani più famosi e amati della storia, ma i suoi inizi di carriera non furono affatto facili. Ne ha parlato lo stesso cantante ai microfoni del Corriere della Sera: "La mia carriera è partita dalla campagna Umbra per arrivare a Roma. Tornavamo dalla campagna in treno, con gli animali vivi che ci avevano regalato i parenti contadini. Accarezzavo i conigli, sentivo il loro cuore battere forte, sapendo che non potevo affezionarmi: qualche giorno dopo li avrei trovati nel piatto. E cantavamo per coprire il verso delle galline e non fare insospettire il controllore. Il mio esordio canoro avvenne così".
Galline?
"Le tenevamo nella vasca da bagno, fino al loro sacrificio. Una volò in strada, a Centocelle, con nostro grande imbarazzo e paura che ce la rubassero".
Primo provino?
"Mamma mi accompagnò a Milano, in una pensioncina senza bagno, con un lavandino da cui scendeva acqua nera. Cantai nell’indifferenza più totale, accompagnato da musicisti svogliati, ne ricordo uno che suonava il contrabbasso fumando la pipa".
Secondo provino?
"Sempre a Milano, stavolta con il pianoforte: 'Tu sei per me la più bella del mondo…'. I discografici davano una cena, arrivarono gli invitati, cominciarono a mangiare; mi pareva di essere al pianobar. Mi dissero che le mie cose non funzionavano. Al ritorno, sul tram vuoto e zitto, urlai in faccia a Milano: 'Io ce la farò'".
Si racconta di un concorso a Venezia
"La Gondola d’Argento, c’era anche Ron. In giuria, i marinai di un nave all’ancora nel porto, cui non importava molto di sentire “Notte di Natale”: “Dio, tu stai nascendo, e muoio io”. Arrivai ultimo; Ron, penultimo. Meditai di lasciarmi cadere in un canale. Ci salvò un folletto che giocava a cantare l’opera lirica: era Lucio Dalla".
E poi scrisse «Questo piccolo grande amore»
"La scrissi come si scrive un testamento. Non pensavo di fare questo mestiere, non avevo la pelle per farlo. Ero un sentimentale come mio padre, mentre avrei voluto essere determinato come mia madre. Ed ero timido: un ragazzo di periferia che non batteva chiodo con le ragazzine. Aspettavamo l’occasione, e la nostra sala d’attesa era il bar della Rca".
Tanti fan ma anche odiatosi, tra cui Antonio Ricci che ha pure fatto un libro: 'Tutti poeti con Claudio'
"È un duello decennale con un solo duellante, lui. Ho provato a chiederne la ragione, mi hanno risposto: è tutto inutile, ti detesta. Non so perché. Mi ha messo anche tra i rifatti, con la disperazione di mia madre che reclamava che non era vero e che avevo la bocca bella come la sua ma il naso grosso come quello di mio padre. Mi sono quasi rassegnato: con la pace dei sensi arriverà anche la pace dei consensi".
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