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Baggio: "Vado in giro con la Panda. Ho rotto tanti vetri dell'officina di mio padre"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Baggio: Vado in giro con la Panda. Ho rotto tanti vetri dell'officina di mio padre

Roberto Baggio ha raccontato alcuni momenti della sua vita: "Il mio sogno era quello di andare ai Mondiali in Corea e Giappone nel 2002".


Nella giornata di ieri c'è stata la presentazione del film “Il divin codino”, prodotto da Netflix e dedicato a Roberto Baggio. L’ex calciatore, presente all’evento, ha rilasciato alcune dichiarazioni. "Non ho idea dei vetri rotti nell’officina di mio padre. Quando provavo le punizioni ogni tanto li spaccavo e il problema era recuperare la palla prima che lui me la prendesse. C’è stato un momento quando mi sono rotto il ginocchio la seconda volta a 35 anni in cui ho pensato di ritirarmi. Il mio sogno era quello di andare ai Mondiali in Corea e Giappone nel 2002. Quando ho subito quell’incidente ho detto è meglio chiudere qua perché mancavano pochi mesi e mi ero veramente abbattuto. Poi passa la rabbia e quando hai delle persone che ti sanno consigliare intorno cambi la tua visione e torna la voglia di rimettersi in gioco per tornare a sognare ancora. La parte spirituale credo che sia fondamentale in ogni situazione. Spesso quando succedono queste sofferenze uno spera che arrivi qualcosa da fuori. Il buddhismo mi ha insegnato che tutto proviene da un cambio di atteggiamento. La mia famiglia è stata un’altra grande fortuna della mia vita”.

L'ex campione ha poi aggiunto: “Ho lasciato sempre libera scelta ai miei figli. Quando li obblighiamo a fare qualcosa che piace a noi inevitabilmente fanno l’opposto. Loro giocano e si divertono ma hanno anche altre passioni. Quando vado in giro per la mia città uso la Panda. Andrea Arcangeli è stato un professionista incredibile. Mi interpretava al 100% in tutto. Abbiamo parlato diverse volte ma io gli ho sempre detto di stare tranquillo. Credo che poi le responsabilità non fanno bene a nessuno, alla gente bisogna regalare fiducia. Sono legato a Mazzone perché è stata una persona importante che mi ha recuperato in un momento nel quale non trovavo squadra e si è formato un legame sincero e spontaneo. E’ stato come un secondo padre. La gente che viene allo stadio è la parte più sincera del calcio e per questo ho sempre avuto un grande rispetto”.


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