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Baggio ricorda Italia e Fiorentina, e scoppia a piangere: "Lì cambiò tutto". Poi parla di Sarri e del Napoli


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Pubblicato nella sezione Interviste
Baggio ricorda Italia e Fiorentina, e scoppia a piangere: Lì cambiò tutto. Poi parla di Sarri e del Napoli

L'ex "Divin Codino" intervistato dal direttore della Gazzetta Andrea Monti: "Non avevo mai calciato un rigore così alto come nella finale mondiale del '94".


Roberto Baggio si è raccontato dalla "a" alla " dialogando con il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti sul palco del Teatro Sociale. Platea e palchi gremiti, code chilometriche sin dalla mattina per entrare: era annunciato come uno degli eventi clou del Festival di Trento e tale è stato. Perché Baggio è molto amato e molto poco intervistato. Oltre al ginocchio martoriato, con 220 punti interni di sutura, e la necessità di allenarsi il triplo degli altri ogni giorni, ci sono state tante altre ferite nella sua carriera. Il rigore di Pasadena per esempio, e l'esclusione dal Mondiale 2002. "Per una volta farò la figura del presuntuoso: avrei meritato di essere convocato a quel Mondiale. Anche senza giocare. Ma avrei giocato". Invece Trapattoni lo lasciò a casa, in un torneo con le rose allargate a 23, proprio perché la Fifa, si disse, sperava in questo modo di ritrovarsi in gara sia Baggio che Ronaldo. "È stata una delusione profonda, simile a quella di Pasadena, forse anche per questo ora vivo lontano dal calcio. Perché in me c'era tanta voglia di rivincita proprio dopo quel rigore sparato alto. Non ne ho mai tirato uno così in vita mia, forse uno alto, ma non così tanto sopra la traversa. A volte ancora prima di andare a dormire ci ripenso".


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Altre ferite, magari più lievi, ma persistenti, sono i rapporti con gli allenatori, da Sacchi al sergente di ferro Lippi. "Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici, poi a volte i rapporti si sono incrinati per qualche piccolo screzio. Forse perché la gente mi voleva bene, c'era sempre tanto affetto intorno a me, e se giocavo bene parlavano di me, e se non giocavo criticavano perché non mi facevano giocare. Non so, forse era questo. Ma io non ho mai fatto niente per mettermi davanti agli altri, figuriamoci davanti a un allenatore. Ho sempre cercato di fare del mio meglio per la squadra". Poi, alla fine della storia, arriva il vecchio Mazzone, un allenatore risolto, dice Baggio. "Mi ha insegnato la semplicità, requisito che già avevo in me e forse per questo siamo entrati subito in sintonia".


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Dal calcio del passato a quello del presente. "Cristiano Ronaldo, Messi? Tutti fenomeni. Dybala ha qualità incredibili, la Juve con Sarri ha preso un allenatore che a Napoli ha fatto giocare un bel calcio, ma ci vuole tempo. Neymar è divertente, come si fa a non definire fenomeni giocatori così. Mi piacerebbe giocare in questo calcio, quando vedo l'arbitro che tira la linea della barriera... pensate a quanti gol avrei potuto fare io e non soltanto io... pensate a Zico, Mihajlovic e tanti altri". 


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