Baggio: "Faccio un sogno, mi sveglio tutto sudato. Adani? Non ce l'avevo con lui"

Roberto Baggio, uno dei migliori calciatori della storia del calcio, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport in un cui ha toccato molti temi.
Il film "Il Divin Codino" è in arrivo su Netflix. In attesa, Roberto Baggio si racconta in una lunga intervista a Il Corriere dello Sport: "Se sogno ancora di essere un calciatore? Qualche volta, sì. Io sono un sognatore nato, l’Acquario è il sognatore per eccellenza. Sogno di tornare indietro per riscrivere la storia, poi mi sveglio tutto sudato. Palleggi con le mani, con chi ce l'avevo? Ma io non ho fatto una battuta su Adani, parlavo in generale, poi mi sono pentito. Mi spiace, veramente, non me ne fotte un ca**o di giudicare il prossimo, non sto qui a dare i voti alla gente, il tempo sta volando e mi rendo conto che ogni giorno che passa è uno in meno che vivo, non mi va di sprecare energie in inutili ca*ate. Ma fatti i ca**i tuoi, Baggio!, mi sono detto dopo. Io voglio sbagliare in silenzio, sarà colpa dell’età, ma l’unica preoccupazione è provare a migliorare me stesso".
Poi ha aggiunto: "Sempre costretto a lasciare? Mi inviti a una riflessione. C'è un aspetto che viene spesso trascurato e non parlo soltanto dei miei casi. Succede che ti ritrovi in mezzo a mari in burrasca e hai solo 20, 23, 26 anni. Pensi di aver capito delle cose e solo in seguito ti rendi conto che non avevi capito un ca**o. Addio? Mamma mia, lascia stare. Sono passati troppo velocemente, gli anni. E non mi riferisco a quando giocavo, è volato il dopo. Ci sono già dentro da un pezzo, è una roba allucinante. Sembra che le giornate durino soltanto dodici ore. Brutto segno".
Sul momento più felice: "Non saprei. Forse la semifinale del Mondiale, in America. Il sogno che stava per realizzarsi, il momento che si avvicinava. Pasadena? Lascia stare quello. Vedevo materializzarsi il sogno che avevo rincorso da bambino. Poi mi sono svegliato. Mi è arrivato addosso un treno a trecento all’ora. Mamma mia, che tranvata".
Sul pallone d'oro: "Distacco? Ma no, ero felicissimo. Spesso quando ti ritrovi in mezzo a queste cose non hai neppure il tempo per fermarti a riflettere, non te le gusti. Film? Non era ancora finito quando l’ho visto. Io sono il peggior critico, è una roba troppo personale, faccio fatica a essere obiettivo. Mi ha emozionato, sì. Ma non faccio testo, è strana ‘sta cosa. Quando vedi qualcosa che ti riguarda così profondamente non è semplice giudicare. Quello che hai vissuto viene interpretato da un altro, strana sensazione".
Sul calcio: "Se mi ha dato tutto quello che cercavo? Non lo so, non lo so. Se facessi due conti dovrei sentirmi strafelice perché ho giocato tanti anni contro il parere dei medici e contro la logica del tempo. Già questo è tanto. La cosa più bella è aver compiuto il percorso nonostante le mie strade sembrassero segnate. Il sogno della finale col Brasile avrei dovuto accantonarlo e invece ci sono arrivato. Sono soprattutto orgoglioso, perché so di aver dato tutto. E non ho rimpianti, a non avere mai rimpianti mi ha insegnato mio padre".
Sulle situazioni difficili: "Non è facile gestire certe situazioni quando si è giovani, sono prove complicatissime. Basta una stupidaggine, una parola fuori luogo, un comportamento sbagliato e finisci per essere giudicato. Quel gesto, quella frase ti si incollano addosso e te li porti dietro per tutta la vita. A volte mi metto nei panni di certi ragazzi obbligati a decidere del loro futuro: rischiano di commettere errori dai quali non si libereranno più. Noi parliamo di episodi di trenta, venti, dieci anni fa. Giudichiamo le reazioni di quel tempo. Situazioni professionali, economiche, rapporti con le persone nelle mani e nella testa di poco più che ventenni".
Gli amici nel calcio: "Potrei non sentire un amico per dieci anni, ma se lo stimo e gli voglio bene quando lo rivedo è come se ci fossimo lasciati da poche ore. L’affetto e la stima per alcune persone non muoiono col passare degli anni, sono dei collanti incredibili. Per dirti, quando ho fatto cinquant’anni ho ricevuto i messaggi di Billy (Costacurta, ndr), Ciccio Marocchi, Dino Baggio, Massimo Carrera, i primi che mi vengono in mente, i Filippini. Ne dimentico una montagna".






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