Baggio: "A essere definito così non ci sto, lo possono confermare. Il calcio evaporerà"
Roberto Baggio, nella sua autobiografia "Una porta nel cielo", ha messo in evidenza il suo modo di essere e parlato del futuro del calcio giocato.

Roberto Baggio, nella sua autobiografia "Una porta nel cielo", si sofferma su un aspetto molto importante della sua carriera calcistica: "Mercenario, io, Roberto Baggio? A essere definito così non ci sto. Te lo possono confermare tutti i miei allenatori, compresi quelli che mi hanno contrastato".
"Io, che mi attacco alla maglia, alla società, alla gente, a tutto l’ambiente? Io, che ho fatto scelte dolorose, rinunciato a montagne di soldi, pur di continuare a giocare in Italia, a sperare di poter rivestire un giorno la maglia della Nazionale? Non credo proprio! Ho sempre dato tutto, non mi sono mai venduto. E scrivilo: non mi sono mai drogato o «aiutato», neanche un po’. È difficile che il calcio torni indietro: ormai le cose andranno sempre peggio".
"Ci sono troppi interessi economici: il calcio evaporerà, perderà progressivamente il suo profumo, il suo fascino. Prendiamo il grande progetto che sta ribollendo nel calderone della Lega: la Coppa dei Campioni europea per Grandi Club. Sarà un successo, verrà seguita da milioni di persone, ma il resto? Il resto è destinato a sprofondare nell’oblio. Il destino del calcio mi appare buio: si rischia che nessuno vada più a vedere i campionati minori. Il business e i grandi interessi economici hanno rovinato sempre tutto".
"Sono i soldi a guastare i rapporti, a rovinare le amicizie. Figuriamoci se non distruggono anche i sogni, i sentimenti, le illusioni. La triste verità è che, se sei un professionista, non puoi permetterti il lusso della passione: devi seguire le regole, altrimenti diventi un eretico, una voce fuori dal coro, e vieni stritolato dalla ruota degli eventi, concatenati tra loro. Il calcio che vorrei sarebbe proprio quello della poesia, genuinità, istinto naturale. Uno sport per adulti che hanno ancora la testa da bambini, i sogni dell’infanzia, la voglia di divertire e divertirsi. Purtroppo, tutto questo non è possibile. Neppure i protagonisti del calcio sanno più divertire". Conclude Baggio.
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