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Ascierto: "Non siamo eroi, siamo medici. Abbiamo una sola arma per contenere il contagio"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Ascierto: Non siamo eroi, siamo medici. Abbiamo una sola arma per contenere il contagio

Paolo Ascierto, oncologo napoletano, impegnato in prima linea contro il Coronavirus ha parlato a VanityFair.


Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli, impegnato in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus, ha parlato in un'intervista rilasciata a VanityFair: "Tenga presente che io sono un oncologo e mi occupo di immunoterapia. Lei mi chiederà che c’entra. E invece c’entra. Perché nei casi in cui ci sono effetti collaterali dovuti all’iper-attivazione del sistema immunitario, utilizziamo il Tocilizumab. E la stessa cosa succede con l’infezione che si diffonde nei polmoni per il COVID-19. È così che è nata la nostra idea: non vogliamo agire direttamente sul virus, ma su una delle gravi complicanze riscontrata nei pazienti e causata dalla tempesta di citochine. Le citochine sono le proteine rilasciate dall’organismo per segnalare alle cellule immunitarie di viaggiare verso il sito dell’infezione per intervenire".


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Ascierto poi prosegue rispondendo ad una domanda sulla situazione in Campania. "Ora come ora c’è emergenza, ma non c’è sofferenza: e il sistema sanitario regionale sta tenendo. È fondamentale non avere un aumento dei casi come c’è stato in Lombardia. Il discorso che stanno facendo le istituzioni a partire dalla Regione, sui provvedimenti di isolamento contenitivo è necessario, perché ci permette di arginare l’incremento delle infezioni. Cosa rispondo a chi ha paura? Quello che il Governo ha messo in atto è il modo migliore che c’è per contenere il diffondersi del virus. La Cina ne è la prova. Il cosiddetto distanziamento sociale è l’unica arma che abbiamo per frenare il contagio. È importante rimanere a casa, in questi giorni. Facciamolo. Lo so che è un sacrificio, che per molti è difficile, ma è un sacrificio che ci permetterà, poi, di ripartire".


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Per molti, voi medici siete eroi. "Noi siamo in prima linea, ed è quello che abbiamo scelto di fare. È chiaro che nei momenti più difficili viene fuori quella che potremmo quasi chiamare la nostra missione. Ci fa piacere questo incoraggiamento da parte delle persone, davvero. Così come ci ferisce subire attacchi, critiche e accuse. Abbiamo deciso di essere medici, e per riuscirci abbiamo studiato tanto e fatto sacrifici. Cosa servirà dopo? Potenziare la ricerca scientifica. Perché è dalla ricerca che nascono le idee e le risorse che possono servire in situazioni come questa. Io credo che andrà riconsiderata la possibilità di investire di più, una volta che tutto questo sarà finito. E di farlo a tutti i livelli, in tutti i campi. Perché quello nella ricerca è il migliore investimento che possiamo fare per i nostri figli".


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