Antonella Clerici: "Sapete cosa faceva Matthaus con i giornalisti? Venivo vista come un ufo"

Antonella Clerici, conduttrice televisiva che nasce come giornalista sportiva, ha ricordato in un'intervista alcuni momenti della sua lunghissima carriera.
Antonella Clerici, conduttrice televisiva della Rai, è stata intervistata ai microfoni de “il Diabolico e il Divino”, trasmissione condotta da Giuseppe Falcao, Simone LP e Gabriele Ziantoni in onda su New Sound Level 90FM. "Scudetto? Mi sa che lo vince il Milan. Noi con l'Inter le nostre soddisfazioni ce le siamo tolte - spiega - il Milan no. Ma io sono molto sportiva, non sono una tifosa esasperata, capisco i tifosi milanisti che lo stanno aspettando da più tempo di noi, sono contenta comunque se lo scudetto resta a Milano".
Tu nasci come giornalista sportiva, hai fatti programmi come Dribbling e Domenica Sprint, cos’è cambiato da quel giornalismo?
"È cambiato tutto, quando lo facevo io si aspettava novantesimo minuto per i gol, la Rai aveva il monopolio, noi facevamo 10 milioni di ascoltatori, era un mondo tutto diverso. Oggi il calcio è più frammentario, si gioca sempre, è molto più fisico e meno tecnico, è cambiato tutto. Prima era più romantico, c’era più fedeltà alla maglia, meno soldi, era un mondo totalmente diverso.
Molte donne che si sono avvicinate a questo settore di giornalismo. Con l’arrivo del professionismo del calcio femminile ci saranno nuove giornaliste?
Io sono sempre un po’ contraria alle quote rosa, sono più per il merito, adesso c’è una donna come direttrice di Rai sport, lei seguiva il giro d’Italia ed era strano per quella volta. Il mondo si è sempre diviso tra donne competenti e chi usava il calcio perché il pubblico era maschile e loro erano belle. Credo che oggi questa cosa sia completamente sdoganata. Ricordo che noi non potevamo entrare negli spogliatoi, ricordo ore e ore ad aspettare per avere un’intervista, era un mondo diversissimo. Nei mondiali del ’90 andavamo a piedi con Gianfranco De Laurentis, e tutti i giornalisti stranieri mi guardavano come un ufo, venivo vista come un panda. Oggi per fortuna è una cosa normale.
Qual è il calciatore dell’epoca di cui tenevi il poster in camera?
Guarda nessuno, in quegli anni facendo giornalismo li tenevo abbastanza a distanza. Quando ho iniziato, abitando a Milano, intervistavo per una piccola televisione privata, era l’epoca di Zenga, Virdis, mi ricordo Platini perché era divertente da intervistare, stava attento che tu ascoltassi la sua risposta. Era molto complicato da intervistare, era un po’ l’Ibra di oggi. Mi ricordo Matarrese come presidente che se tu riuscivi ad essere brava ti dava notizie straordinarie, e poi mi ricordo che era un’arte anche carpire la formazione della nazionale prima degli altri. Poi oggi ci sono i social che amplificano tutto, in quel periodo eravamo pochi, io mi studiavo giornali sportivi, studiavo tanto. Per dire, Lothar Matthaus era uno che bacchettava i giovani giornalisti che dovevano guadagnarsi la sua fiducia, essendo una donna non potevo lasciare nulla al caso.








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