Ancelotti: "Liverpool città in evoluzione, ma con molti problemi. Negli stadi italiani c'è troppo odio"

Il tecnico emiliano nella sua intervista al Corriere della Sera ha parlato della sua esperienza a Liverpool sulla panchina dell'Everton.
Carlo Ancelotti nella sua intervista al Corriere della Sera ha parlato della sua esperienza a Liverpool sulla panchina dell'Everton: "Sono qui da poco, ma ho l’impressione che sia una città in evoluzione, vedo tante costruzioni nuove… È vero che ci sono anche zone con molti problemi, anche intorno allo stadio: disoccupazione, solitudine, alcol. E suicidi: 114, l’anno scorso. L’Everton sta facendo tanto, tutti i giocatori sono coinvolti. Quattordici programmi per aiutare 146 mila persone, 5 milioni di sterline l’anno".
Ancelotti aggiunte: "Liverpool è una città informale. Non è grande, la gente è amichevole. Mi trovo bene perché non amo le città formali. Londra e Parigi offrono più scelta per le cose da fare, certo. Ma a Liverpool, come a Madrid, non devi metterti elegante per uscire a cena".
Ancelotti poi parla del calcio italiano intriso di odio. "Se uno è abituato al calcio italiano, trova un altro mondo. Non parlo dell’intensità del gioco, non è quello che fa la differenza. Qui c’è un ambiente diverso. In Inghilterra non si viene offesi, per esempio. L’insulto è fastidioso. In alcuni stadi italiani hai l’impressione che la gente ti odi, magari perché hai cambiato squadra. Un tipo si mette dietro la panchina e ti vomita addosso insulti per 90 minuti. Qui, è impensabile".







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