Altafini: "Nel mio Napoli c'erano due napoletani bravissimi: uno forte mentalmente, l'altro no"

Il racconto dell'ex attaccante del Napoli: "Uno entrava in campo e se anche lo fischiavano non gliene fregava nulla, l'altro se sbagliava un passaggio non giocava più".
José Altafini ha parlato ai microfoni Radio Anch’io. L'ex calciatore ha raccontato anche un aneddoto riguardante il Napoli. "Nel 1958, quando il Brasile vinse il Mondiale, andammo quattro mesi in ritiro per prepararlo. Ci preparammo benissimo fisicamente, ma soprattutto avevamo uno psicologo che restò con noi per tutto il tempo. In un primo momento ci restammo un po’ male, pensavamo “ma mica siamo scemi…”. L’importanza l’abbiamo capita dopo. Gli allenatori non sono psicologi, né i genitori né i procuratori".
"Lo psicologo può indicare all’allenatore chi ha bisogno di qualcosa, chi sta meglio o chi sta peggio. Quando ero al Napoli avevo due compagni, due napoletani, entrambi bravissimi. Solo che uno era forte mentalmente, l’altro no. Uno entrava in campo e se anche lo fischiavano non gliene fregava nulla, l’altro se sbagliava un passaggio non giocava più. Le teste vanno studiate", ha sottolineato Altafini.
Il probabile riferimento di Altafini è ad Antonio Juliano e Vincenzo Montefusco.






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