Allegri, l'agente: "La verità sul suo futuro. I 122 milioni di De Laurentiis? Vi spiego"

Il manager di Max Allegri, Giovanni Branchini, ai microfoni de Il Sogno nel Cuore, ha parlato dell'ex allenatore della Juventus e del modus operandi del Napoli.
Giovanni Branchini, agente - fra gli altri - di Massimiliano Allegri, ha affrontato diversi argomenti nel corso della sua intervista ai microfoni di 1 Station Radio nel corso della trasmissione 'Il Sogno nel Cuore': "Eventuali progetti italiani possono tentare Max Allegri? Sono arrivate diverse proposte che non sono state prese in considerazione. C'è molta tranquillità da parte sua. Dopo questo periodo di riposo, all'inizio godibile e ora più forzato, c'è necessità di entrare. Serve, però, un progetto che lo convinca. Finora non è arrivato. C'è anche il Napoli, tra queste squadre? Preferisco non commentare in merito. Max sta benissimo, consapevole che stiamo vivendo un periodo particolare.
"In un momento di ristrettezza come questo - ha proseguito Branchini - sono stati pochissimi i club che hanno esonerato i propri allenatori, anche perché avevano due staff tecnici a libro paga: sarebbe stato assurdo acquisirne un terzo. Dobbiamo aspettare che si torni ad una sorta di normalità, augurandoci che ci sia voglia di competenza. L'unico modo per non buttare via soldi è proprio l'affidarsi alla competenza. Una volta, chi faceva meglio degli altri ci riusciva perché sbagliava meno. Negli ultimi quindici anni, invece, è stata solo una corsa a spendere di più, anche quando non si avevano le risorse adatte. Il Napoli ha una riserva di 122 milioni che Aurelio De Laurentiis investirà sul mercato? No, non la investirà sul mercato. E' una riserva creata in tanti anni in cui i tempi non erano bui. E' il suo modus operandi. Il Napoli è un club molto corretto e puntuale nei pagamenti, si gestisce in un certo modo. Kalidou Koulibaly e Fabian Ruiz possono portare nuovi introiti, se ceduti? Bisogna avere la fortuna che, per così dire, il gettone giusto venga inserito nella feritoia che riguarda certi calciatori. Non sono discorsi semplici. E' come la valutazione di un cartellino: oggi è quasi sempre determinata dal potere di chi acquista e non dal valore tecnico del giocatore stesso. Bisogna sapere dire di no. Troppo facile incolpare terzi per gli eccessivi stipendi, le commissioni e i prezzi che aumentano. Basterebbe non pagarli e decidere che ci sono dei limiti. La Lega sembra così unita quando deve prendere decisioni assurde come quella su Lazio-Torino, ma non riesce a dare un salary cap tramite un gentlemen's agreement".








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