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Aldo Nicoli: "Il Napoli è un cavallo pazzo. Dopo Roma-Lazio mi illusi: Trapattoni..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Aldo Nicoli: Il Napoli è un cavallo pazzo. Dopo Roma-Lazio mi illusi: Trapattoni...

L'ex calciatore di Inter e Lazio, Aldo Nicoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di AreaNapoli.it toccando anche l'argomento Napoli.


Aldo Nicoli, ex centrocampista, è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile dell'Inter. Ha militato, tra le altre, anche nel Foggia e nella Lazio. Personaggio schietto, competente, ora è un apprezzato opinionista. Aldo Nicoli ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di AreaNapoli.it. Tra gli argomenti, trattati, anche la "sua" Inter: "Alla compagine di Simone Inzaghi manca la continuità necessaria per puntare al titolo. L'Inter ha un rendimento altalenante, ma una squadra che vuole vincere qualcosa di importante non può fare determinati passi falsi come quello con l'Empoli".

La Lazio invece sembra avere intrapreso la strada giusta al contrario del Milan

"La Lazio sta facendo bene, è bene allenata e ha calciatori importanti. Ero curioso di vedere il Milan affrontare il gioco corto di Sarri, ma la prestazione dei rossoneri è stata decisamente deludente".

Qual è il vero problema del Milan?

"Contro la Lazio mi è sembrata imbambolata, ho notato una certa involuzione di carattere psicologico. Questa squadra ha perso la consapevolezza della propria forza e inoltre la difesa ha palesato tante criticità. Parliamo comunque di una compagine che occupa la seconda posizione in classifica"-

Il Napoli ha già vinto lo scudetto come sostengono in tanti?

"Forse questa è una affermazione un po' esagerata, ma per perderlo dovrebbe accadere qualcosa di clamoroso. Stiamo parlando di un distacco di ben dodici punti. Gli azzurri dovrebbero perdere tutti gli scontri diretti e incappare in molte sconfitte. Ma al momento non ipotizzo un tracollo della compagine di Luciano Spalletti".

Napoli troppo forte oppure è il livello delle big ad essere calato?

"Io sottolineerei i meriti del Napoli. Gli azzurri sono come un cavallo pazzo, imprendibili. Milan, Juventus e Inter hanno fatto dei passi falsi, ma è complicato tenere testa a una squadra forte come quella di Spalletti".

Chi è il principale artefice della grande stagione del Napoli?

"Sarebbe facile parlare di vari Kim, Kvaratskhelia e dello strepitoso Osimhen. Io però le voglio fare altri due nomi. Parlo di chi non gioca la domenica".

Prego

"Cristiano Giuntoli e Luciano Spalletti. Ora non so quanto il dirigente sia libero nelle sue scelte di mercato, se deve in qualche modo tenere conto della volontà di De Laurentiis. Dico però che il Direttore Sportivo del Napoli ha allestito una squadra fortissima. E Spalletti ha il grande merito di guidarla nel modo migliore".

18 marzo 1979: una data importante per lei

"Sì, il giorno più bello della mia carriera. Realizzai il gol del definitivo 1-2 grazie al quale la Lazio riuscì a battere la Roma. Fu una emozione fortissima anche perché il derby è stato molto sentito a Roma, ma poi il destino si accanì contro di me".

Allude all'infortunio, vero?

"Qualche mese dopo, in una partita contro il Perugia, subii un gravissimo infortunio che compromise la mia carriera. Mi operai, cercati di rimettermi in sesto, ma non tornai mai quello di prima".

Un vero peccato anche perché la sua carriera era in forte ascesa

"Non voglio essere presuntuoso, ma stavo benissimo. Un giornalista di TuttoSport mi parlò dell'interesse della Juventus. Disse che Giovanni Trapattoni mi avrebbe voluto a Torino, sponda bianconera".

Quanto le manca il calcio?

"Non è stato semplice appendere gli scarpini al chiodo. Tuttavia il processo è stato graduale. Dopo l'infortunio, per alcuni anni, ho provato a ricominciare. Ho avuto il tempo di metabolizzare quanto è accaduto e mi sono rassegnato".

Il calcio di oggi le piace?

"Seguo le partite perché amo questo sport, ma non amo i calciatori di oggi. Ritengo che ci sia un eccesso nell'apparire, l'avere è diventato più importante dell'essere. Non riesco a riconoscermi in questo mondo. I social sono importanti e se utilizzati bene riescono a ridurre le distanze tra gli sportivi e i tifosi. Ma non puoi pubblicare tutto, anche quando vai in bagno. Ci dovrebbe essere un limite".

Nel 1992 ha vinto il Campionato Nazionale di Calcio Femminile come allenatore del Milan. Quali differenze riscontra col calcio maschile?

"In quella squadra c'era Carolina Morace, di conseguenza era abbastanza semplice vincere (ride, ndr). Le differenze sono tante, ma ce n'è una che voglio sottolineare. Le donne sono meno solidali tra loro, meno capaci degli uomini di fare gruppo. Nel calcio femminile si formano spesso dei gruppetti, c'è l'amica del cuore  la compagna preferita. A volte eri costretto a comprare le giocatrici in coppia perché la giocatrice di tuo gradimento accettava il trasferimento solo se aveva la possibilità di giocare con l'amica. Rischiavi di trovarti non con 16 calciatrici (le rose erano numericamente inferiori rispetto a quelle attuali), ma a otto coppie. Negli uomini le cose vanno in modo diverso. Le squadre maschili, anche grazie a incentivi economici, hanno un obiettivo comune e lottano insieme per perseguirlo".

Cosa fa oggi Aldo Nicoli?

"Ho una attività commerciale di famiglia concernente i metalli. Me l'ha lasciata mio padre, io sto proseguendo il suo lavoro. Abbandonato il mondo del calcio, ho avuto il paracadute dell'attività famigliare. Non tutti gli ex giocatori hanno la mia stessa fortuna. Spesso, quando lasciano il mondo del calcio, non sanno cosa fare. Io non ho mai avuto questo problema, per fortuna".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.

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