Al Pacino: "Da piccolo rubavo per mangiare. L'alcol mi ha devastato, il Padrino..."
Nell'autobiografia l'attore racconta come si sia affidato ai superalcolici per ottenere la parte del giovane Corleone.

Al Pacino, attore e regista italo-americano, è stato ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", sul NOVE, per presentare l’autobiografa "Sonny Boy" uscita il 15 ottobre 2024, per La nave di Teseo. Figlio di immigrati siciliani, cresciuto con la madre e i nonni nel South Bronx di New York, il grande artista ha iniziato a studiare recitazione da giovanissimo. In quegli anni "ci arrampicavamo sulle cime dei tetti e saltavamo da un palazzo all'altro. Ci aggrappavamo ai sedili posteriori degli autobus e, se volevamo del cibo, lo rubavamo", scrive nell’autobiografia.
L’attore oggi ottantaquattrenne sostiene che per restare in forma bisogna fare "attenzione alla qualità del cibo per mantenere il giusto peso. Ecco, per me rimanere leggeri è il segreto per durare più a lungo e soffrire di meno l’età. E poi trovare l’attività fisica giusta per il tuo corpo, l’attività che ti piace di più, è la ricetta migliore per invecchiare più lentamente. Ovvio, bisogna sapere conoscere bene il proprio corpo e ascoltare tutti i suoi sussurri. Perché il corpo ti parla, ti dice quello di cui hai bisogno, e devi essere capace di intenderlo. Io so qual è la mia attività fisica preferita: è la recitazione. E come dicono tanti attori spero di morire in scena. Non durerei comunque a lungo dovessi smettere", raccontava undici anni fa.
Nell’autobiografia - scrive il Corriere della Sera - Al Pacino racconta anche come si sia affidato ai superalcolici per ottenere la parte del giovane Corleone. "La Paramount non mi avrebbe mai scelto come Michael Corleone ne Il Padrino: volevano Jack Nicholson, Robert Redford, Warren Beatty o Ryan O’Neal. Il mio manager, furioso, mi ordinò di salire su quel ca**o di aereo e mi fece ubriacare di whisky".
L’alcol torna spesso nel corso della sua carriera, diventa uno strumento per affrontare i momenti difficili o almeno così crede l’attore: "L'alcol ha un potente effetto depressivo e mi ha devastato", si legge nel libro. Ma sempre nel libro ricorda come l'alcol lo avrebbe salvato dall’ospedale psichiatrico in cui rischiò di finire dopo la scomparsa della madre, a sua volta affetta da sofferenze psicologiche.
In una precedente intervista aveva confessato: "Il successo? L’ho affrontato con l’alcol. Negli anni ’70 ero sempre ubriaco". Alla fine degli anni ’80 Pacino arriverà addirittura a non lavorare, complici anche alcuni film deludenti. Diane Keaton, ai tempi la sua fidanzata, sarà il motore che lo spingerà a rimettersi in sesto oltre "alla terapia, quella costosa dove vai cinque volte a settimana per decenni", come ripercorre in "Sonny Boy".
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