Achille Costacurta: "Legato al letto per tre giorni, ho tentato il suicidio. I miei genitori..."
Achille, figlio di Allessandro Costacurta e di Martina Colombari, ha raccontato alcuni delicati passaggi della sua infanzia-adolescenza.

Achille Costacurta, figlio di Alessandro (detto Billy, ex calciatore del Milan) e della modella Martina Colombari, è stato ospite nel nuovo episodio del podcast “One More Time” di Luca Casadei. Dal suo racconto emerge un’adolescenza non facile e caratterizzata da un rapporto difficile con i genitori.
Questi alcuni passaggi: "In terza media non mi ammettono all’esame per il comportamento. Al liceo, dopo tre mesi, mi sbattono fuori. Non mi avevano ancora diagnosticato l’ADHD: lo scopro a maggio dell’anno scorso, in una clinica in Svizzera, dove mi hanno spiegato che con la droga cercavo di “autocurarmi”. Il mio cervello non produce abbastanza dopamina. Ora prendo il Ritalin: nel primo mese leggevo un libro in due ore, scrivevo 40 o 50 pagine in tre ore, cose che prima non riuscivo a fare".
Sul percorso terapeutico: "Da quando i miei genitori hanno fatto un corso genitoriale per l’ADHD, il nostro legame è cambiato completamente. Prima, quando litigavamo, io spaccavo porte. Ora non succede più, perché loro sanno come dirmi un 'no'. Ho iniziato a fumare a 13 anni, e al compleanno dei miei 18 ho provato la mescalina. Una volta ho avuto una colluttazione con la polizia: ero sotto effetto, ho reagito male e mi hanno fatto il primo TSO. Me ne hanno fatti sette in totale. A Padova mi hanno trattato bene, ma a Milano mi hanno legato al letto per tre giorni. Urlavo che mi serviva il pappagallo e dovevo farmela addosso".
Sull'esperienza in Svizzera: "Mi dissero: 'Puoi scegliere, se vuoi drogarti c’è la strada, se vuoi una mano vieni qua'. Lì ho capito tutto. Mi hanno fatto cambiare vita e non mi drogo più. Li ringrazierò per sempre. Suicidio? Mi hanno arrestato a 15 anni e mezzo per spaccio di fumo. Durante la detenzione ho preso sette boccette di metadone per farla finita. I pompieri hanno sfondato la porta, l’ambulanza è arrivata, ma nessun medico sa spiegarsi come io sia ancora vivo".
Ed ha concluso: "Mia mamma ha pianto tanto. Mio padre, invece, l’unica volta che gli ho visto scendere una lacrima è stata quando mi hanno portato via. Quando mi avevano fatto il depot, io chiedevo ogni giorno di andare a fare l’eutanasia perché non provavo più emozioni. Lì l’ho visto piangere. Il giorno che esco dalla clinica mi viene a prendere mio papà. C’era un doppio arcobaleno. Io li scoppio a piangere dalla gioia, dalla felicità, abbraccio fortissimo mio papà e gli dico: "Hai visto che ce l’abbiamo fatta, ho smesso, e ce la farò e continuerò. Ce lo sta dicendo pure il cielo. C’è il doppio arcobaleno ti rendi conto?'. È stato uno dei momenti più fighi. Anzi, dopo chiamerò mio padre per ricordarglielo".
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