'Interrompo dal San Paolo', Sodano: "Il mio racconto contro l'omofobia nel calcio"

Sonia Sodano, giornalista e scrittrice, ha parlato di "Interrompo dal San Paolo", libro nato da una idea del curatore Pietro Nardiello.
Sonia Sodano, giornalista e scrittrice, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad AreaNapoli.it: "'Interrompo dal San Paolo' nasce da un'idea del curatore Pietro Nardiello sposata dalla Giammarino Editore. Ho partecipato alla stesura di quest'antologia insieme ad altre diciannove giornaliste campane. Un libro che offre un punto di vista diverso dal modello “maschio”. Da Sivori a Maradona, da Savoldi a Mertens, da Juliano a Insigne, grazie a questo libro il lettore potrà ripercorrere la storia del calcio Napoli, ricordando in ogni racconto il gol di un calciatore che ha fatto la storia del club partenopeo. La particolarità è che nessuno dei protagonisti vede il gol, ma tutti lo ascoltano alla radio, immaginando le gesta dei protagonisti. L'opera vuole essere un omaggio alla radio e, in particolare, a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Infatti, il libro è stato pubblicato sessant’anni dopo la prima messa in onda del noto programma. La prefazione è a cura del Presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna. Le altre autrici sono: Emma Di Lorenzo, Adriana De Maio, Maria Teresa Baldi, Argia Di Donato, Gabriella Galbiati, Titti Improta , Daniela Volpecina, Iolanda Stella Corradino, Francesca Flavio, Ilaria Mennozzo, Serena Li Calzi, Renata Scielzo, Alessia Bartiromo, Taisia Raio, Melina Di Marino, Sabrina Uccello, Gabriella Calabrese, Nunzia Marciano e Valeria Grasso".
Il tuo racconto verte sull'omofobia nel mondo del calcio. Un argomento trattato raramente e spesso anche in modo superficiale
"Il mio racconto si intitola “O’ Professore do’ pallone” e ha come protagonista un ragazzo partenopeo di nome Vito Ferruccio. Suo padre, tifosissimo del Napoli, lo porta con sé allo Stadio San Paolo e da lì nasce il sogno di diventare calciatore. Si iscrive a una scuola calcio supportato da tutta la famiglia, ma nonostante l'indiscutibile bravura viene mandato via dal mister. Vito, infatti, si innamora di un compagno di squadra e la sua omosessualità diventa motivo di scherno. La diversità e l'omofobia sono un tema centrale nella mia opera, ma “O’ Professore do’ pallone” parla anche di abuso di potere, violenza, amore verso la nostra città e la voglia di fare di tutto per non emigrare. Vito non si da mai per vinto e continua a sognare. Smette di allenarsi, questo sì, ma inizia un nuovo percorso. Studia, si laurea in lettere e anche se non trova lavoro, resta a Napoli, nella casetta al Vomero costruita dal nonno. Lavora come fattorino, un fattorino un po' particolare e, ovviamente, continua ad essere un tifossissimo del Napoli proprio come lo era il suo papà, che nel frattempo è venuto a mancare. Ho cercato di fotografare un'atmosfera e una vulgata nostrana, dove il pallone fosse la passione che allontana il cuore dai problemi della quotidianità. Nel racconto di ognuna di noi, inoltre, bisognava scegliere e romanzare un gol. A me è toccato quello che Edison Cavani segnò al Genoa il 21 dicembre del 2011 al San Paolo, quando la squadra dell'allora allenatore Mazzarri vinse 6-1. Una gara che rese molto felici tutti i tifosi, un regalo anticipato di Natale che segnò una grande reazione dopo la sconfitta azzurra subita la domenica precedente con la Roma".
Hai scritto diversi libri, anche poesie. Quanto è importante raccontare e raccontarsi nella tua vita?
"Sin da bambina ho sempre amato raccontare storie. Inventarmi avventure nuove da poter vivere e condividere con gli altri, era qualcosa che mi divertiva molto. Per questo ho anche sempre “divorato” librerie intere di libri di ogni genere. La scrittura mi ha accompagnata e mi accompagna in ogni momento e per questo mi reputo molto fortunata perché, secondo me, la voglia di raccontare e raccontarsi è un dono. E poi c'è sempre la versione di Alessandro Baricco che ha detto: “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.” Per quanto riguarda la poesia, l'ho sempre considerata una scrittura molto intima e non sono riuscita a pubblicare le mie opere sin da subito. Ne ho fatto una raccolta e, dopo aver ricevuto diversi premi, ho trovato il coraggio di far conoscere al mondo la silloge “Note di Strauss”, dedicata a mio nonno che non c'è più. Di recente, invece, ho vinto il Premio Internazionale “La Panchina dei Versi” concorso indetto dall'Aletti Editore, con cui ho collaborato anche in passato per la stesura de “Le Forme dell'Amore” e altre antologie. In particolare, a vincere è stata la mia poesia dal titolo “Di stagioni è fatto il cuore...” che entrerà a far parte di una silloge pubblicata la prossima primavera 2021. L'ho scritta e dedicata al mio futuro marito e racconta la nostra storia d'amore".








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