Sarrismo e Cholismo, stili di vita oltre il calcio. Tifosi del Napoli spaccati a metà

Nel libro, poi diventato film, "Così parlò Bellavista", Luciano De Crescenzo racconta l'episodio dello specchio, 'nu bellu specchio, quale antidoto alla fretta.
Nel libro, poi diventato film, “Così parlò Bellavista”, Luciano De Crescenzo racconta l’episodio dello specchio, ‘nu bellu specchio, quale antidoto alla fretta. L’idea fu partorita da Don Attilio, geniale portiere di un antico palazzo di Napoli che aveva un ascensore solo e moscio, e soprattutto insostituibile perché parte integrante dello stile e della storia del palazzo stesso. Così erano tante le incazzature dei frettolosi inquilini e dipendenti dell’IBM che lì lavoravano. Le piccole attese sembravano lunghissime e così iniziarono le lamentele a cui il portiere trovò rimedio: uno specchio ad ogni pianerottolo. La gente in attesa dell’ascensore iniziò a guardarsi, mirarsi e rimirarsi. E così il tempo passava, i ritardi si accumulavano lo stesso, ma almeno nessuno aveva più da lamentarsi. Il Napoli e Napoli sono un po’ così da quando c’è Sarri in panchina: voglia di arrivare, fretta di vincere (giustissima tra l’altro), palazzo antico con un ascensore solo e moscio, e lo specchio di un gioco meraviglioso che fa passare il tempo togliendo la frenesia. Però, come spesso accade, c’è sempre l’altra faccia della medaglia, ovvero quella fetta di tifosi, giornalisti ed opinionisti (oggi i confini sono difficili da individuare) che invocano una maggiore concretezza pur di vincere un trofeo. Sarrismo contro Cholismo non è un confronto tra modi di intendere il calcio, ma la vita. C’è chi si specchia e chi bada al concreto usando anche le scale di servizio se occorre. E il fallaccio di Godin su Ounas è l’altra sintesi della dicotomia: c’è chi gli dà del “macellaio” e chi invece … “quelli sono calciatori che sanno cosa vuol dire voglia di vincere, serve ferocia”. Il calcio di Don Maurizio fatto di palleggio e armonia Vs il badare al sodo di Don Diego per portare la pagnotta a casa. In mezzo gli stessi errori di base sulle palle inattive, gli stessi limiti di organico in alcuni ruoli e la consapevolezza, comunque, di essere più forti dello scorso anno con un gruppo consolidato e con un Milik in più. Sarrismo contro Cholismo racchiude il vero problema dell’umanità così come ha evidenziato Erich Fromm: avere o essere? Dilemma che richiama naturalmente il noto “essere o non essere” di Shakespeare. “… E dunque, correggetemi se sbaglio, dal momento che noi napoletani non possiamo avere, perché non possiamo avere, ma almeno dovremmo essere”. “Hai ragione Saverio, ma secondo me la migliore soluzione sarebbe se potessimo metà avere e metà essere”. Un po’ come fa il Real Madrid che ha già tanti averi e per averne di più bilancia concretezza e bellezza. Ma c’è anche il Barcellona di Guardiola che ha avuto ed è stato. Il Napoli è il Napoli e, come dice Sergio Cirillo, poeta e autore di canzoni straordinarie, “Napoli non è una squadra che programma per vincere. È una passione, un sogno che deve rimanere tale. Guai se si avvera. Finisce l'aspettativa, il fascino dell'illusione e il cammino verso la sofferenza cui siamo abituati. Reina fa le papere... ma no! Sono solo regali alla nostra sofferenza. Va riconfermato! I gol che prendiamo da incursioni centrali? Sono segnali di risveglio per il nostro cuore”.








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