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Vincere eppure perdere, la triste storia di Napoli-Lazio


Michele Colangelo,
Pubblicato nella sezione Coppe
Vincere eppure perdere, la triste storia di Napoli-Lazio

Si può perdere anche dopo aver vinto? Sì, si può. E' successo il 29 gennaio 2014, allo stadio San Paolo di Fuorigrotta, al minuto '69 di Napoli-Lazio di Coppa Italia.


Si può perdere anche dopo aver vinto? Sì, si può. E' successo il 29 gennaio 2014, allo stadio San Paolo di Fuorigrotta, al minuto '69 di Napoli-Lazio di Coppa Italia. I fischi piovuti su Lorenzo Insigne, da una parte del pubblico di Fuorigrotta, costituiscono il livello più basso del tifo napoletano dell'era De Laurentiis, una macchia nero-pece non solo su una serata di festa, ma sul libro della storia azzurra. La semifinale di Coppa Italia contro la Roma, il gol volante di tacco di Higuain, la prova sontuosa del neo-acquisto Jorginho: tutto in secondo piano, tutto rovinato. E la cosa buffa è che ci si dimena come dannati per questo o quell'acquisto, per la rosa incompleta, per il "presidente avido che non spende e lucra sulla passione dei tifosi", per quelli che ci insultano e denigrano chiamandoci colerosi e augurandoci morti orribili. Poi succede che un nostro giocatore, un ragazzo che ieri sera ha dato l'anima, ha corso, lottato, coperto, che si è messo a disposizione della squadra, un napoletano, un tifoso azzurro, un patrimonio del nostro calcio, sbaglia due cose due, e viene fischiato al momento della sostituzione. E reagisce, certo, con la rabbia di qualcuno a cui è stato spezzato il cuore dalla donna che ama, o che è stato tradito dal suo migliore amico. Reagisce da ragazzo ferito. "Fischi d'amore" ha detto qualcuno, tirando fuori la teoria dello "stimolo a far meglio", "e chi è che non può essere fischiato, Maradona?", ha esclamato qualcun altro. E infatti anche il grande Diego lo fu, dopo una prestazione poco convincente in campionato contro un Pisa già retrocesso. "Se i tifosi non credono più in me posso anche andare via", disse il Pibe de Oro dopo la partita, poi si calmò, restò a Napoli, e l'anno dopo vinse lo Scudetto, Ma quello, appunto, era Maradona, tutt'altro carattere, tutt'altro modo di sopportare le pressioni. Lorenzo Insigne non è così, cari fischiatori, è un ragazzo sensibile, che tiene all'azzurro come solo un tifoso ci tiene, e voi gli avete fatto del male, gratuitamente, solo per il gusto di farlo. Lui avrebbe solo bisogno di serenità, di sostegno, di fiducia, per scrollarsi di dosso la pressione enorme che subisce da inizio anno. E il pianto negli spogliatoi ieri, a fine partita, testimonia quanto stress sia accumulato dentro questo ragazzo di appena 23 anni, uno che rappresenterà Napoli al Mondiale con la Nazionale italiana. Se qualcuno se lo fosse dimenticato. "Ai tifosi che l'hanno fischiato dico che dobbiamo sostenerlo, devono aiutare la squadra e il ragazzo". Così Rafa Benitez a fine partita. Aiutare, già. Sotto a chi tocca dunque, a meno che non si rinsavisca e ci si renda conto che i fischi, in uno sport di squadra, nel caso, sono per tutti, dal primo all'ultimo, mai per uno solo.

Michele Colangelo - AreaNapoli.it


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