Italia 90 e le squallide bugie su Maradona e Napoli. Le vergogne sotto silenzio, Claudia e il sasso

In questi giorni tanti giornalisti ricordano il mondiale del 90 che si giocò in Italia e continuano a raccontare bugie su Maradona e su Napoli
C’è una leggenda metropolitana dura a morire nel nostro paese, quella che il 3 luglio 1990 (giorno della semifinale mondiale tra Italia e Argentina) Napoli e il tifo del San Paolo (stuzzicati dal grande istrione Maradona) abbiano inciso nell’eliminazione dei ragazzi di Azeglio Vicini. Leggenda che è stata riproposta con forza in questi giorni di celebrazione dei trent’anni delle Notti Magiche, perché quella di non aver vinto il quarto mondiale in casa resta per molti una ferita che non si sanerà mai. A nulla è servito il prezioso lavoro del premio Oscar, Asif Kapadia, l’inglese di origine indiana nel suo doc, "Diego Maradona", ha mostrato al mondo la verità su quei giorni. Maradona dopo sei anni di magie e di trionfi era per distacco, secondo un sondaggio di Repubblica, l’uomo più odiato d’Italia, più di dittatori e capi di stato, aveva commesso il peccato più grave, ovvero offrire la sua arte al servizio di un club da sempre visto come inferiore e trattato dunque con la falsa simpatia che circonda i perdenti.
All'inaugurazione della Coppa, l’8 giugno del 1990, ci fu la prima vergogna: il pubblico milanese fischiò l’inno argentino solo perché nell’albiceleste ci giocava quel nemico pubblico numero uno, Maradona. Una vergogna accaduta solamente in Italia e che si sarebbe ripetuta altre tre volte. Diego, sconfitto per 1-0 e martoriato dai calcioni dei ragazzoni del Camerun, commentò: “L’unico piacere di questo pomeriggio è stato scoprire che, grazie a me, gli italiani di Milano hanno smesso di essere razzisti: oggi, per la prima volta, hanno fatto il tifo per degli africani”. E qui la storia cambia: dopo sconfitta Maradona arriva al San Paolo di Napoli per affrontare URSS e Romania, nelle restanti gare del girone eliminatorio. Qui avviene ciò che molti erroneamente pensano sia avvenuto nella semifinale con l’Italia: Diego (come dimostra il video che vi mostriamo) chiede il sostegno dei napoletani e le due gare nel catino di Fuorigrotta determinano l’imponderabile. L’Argentina dopo una vittoria con l’URSS e un pari con la Romania è terza nel girone. Gli uomini (intesi come organizzatori del torneo) avevano cercato di escludere questa possibilità, il Barba come lo chiama Diego, ha ancora una volta dimostrato che l’unico sceneggiatore delle nostre vite resta lui, e quindi se l’Argentina accederà in semifinale troverà l’Italia a Napoli. Diego nonostante una caviglia gonfia come un melone, un’Argentina molto più scarsa di quella del 1986, e i soliti vergognosi fischi all’inno sia a Torino che a Firenze, butta fuori Brasile e Yugoslavia e si presenta all’appuntamento con una frase che può sembrare machiavellica ma che è la realtà vissuta in 6 anni di Italia per tutti gli stadi: “Io non voglio il tifo dei napoletani, voglio il rispetto. Gli italiani devono capire che il napoletano è anche italiano, io e la mia Nazionale questo lo sappiamo già”. I napoletani ovviamente fecero ciò, tifo incondizionato per gli azzurri (famoso lo striscione "Diego nei cuori, Italia nei cori", che fu letto da Bruno Pizzul durante la telecronaca) e applausi per l’inno argentino, il comportamento che la civiltà dovrebbe imporre, e che invece nelle altre parti d’Italia (con il culmine di Argentina-Germania a Roma) in quel mese fu dimenticata, di questo dovrebbero parlare i vari Bergomi, Serena, e a cui si è aggiunto recentemente e sorprendentemente anche Carlo Ancelotti. Ma si sa, in Italia lo sport in cui si resta Campioni del Mondo vita natural durante resta quello di dare le colpe ad altri, per giustificare un fallimento sportivo.
Maradona raccontò a Minà in un’intervista di 15 anni fa che Claudia sua moglie assistette alla partita a Via Scipione Capece (la loro residenza napoletana) fino ai rigori, che non ebbe il coraggio di vedere: seppe della vittoria dell'Argentina perché un sasso fu scagliato vicino al vetro del suo appartamento, e questo fa capire che le fake news alimentata dalla delusione di Vicini e cavalcata negli anni da alcuni giocatori è ora che vengano smascherate in maniera definitiva. Ma non finisce qui. A tempo debito vi racconteremo altri numerosi dettagli.
Fabio Gentiluomo - Luca Cirillo
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